MANTOVA – Prima il raid ai danni di un giovane viadanese e quindi, a distanza di poco più di un mese e mezzo, un secondo e ben più cruento agguato, stavolta perpetrato nei confronti di un cittadino pugliese, all’epoca di 54 anni. Due distinti episodi criminosi costati alla fine ai responsabili una condanna, in abbreviato, a oltre sei anni di reclusione ciascuno. Alla sbarra dunque, circa le fattispecie di duplice rapina aggravata in concorso, lesioni, minacce, sequestro di persona, nonché violenza o minaccia per costringere a commettere un reato, erano finiti al tempo due giovani italiani entrambi pluripregiudicati brindisini residenti a Casalmaggiore. Nello specifico i fatti a loro ascritti, occorsi a Viadana, risalivano rispettivamente al 3 settembre e al 20 ottobre 2022. Vittima, nella prima circostanza, un 21enne derubato di portafoglio e auto. In particolare il ragazzo si era messo in contatto, qualche giorno prima, con uno dei due malviventi per acquistare alcuni grammi di droga. Ma una volta giunto all’appuntamento sull’argine del fiume Po, si era invece ritrovato preda di una vera e propria imboscata.
Ad attenderlo infatti, i due accusati e un altro soggetto (rimasto ignoto), i quali, anziché cedergli lo stupefacente come da accordi gli avevano di contro intimato di consegnare tutti i soldi, minacciandolo di morte e colpendolo con un pugno. Il secondo caso invece aveva visto soccombere un uomo, oggi 58enne, originario anch’egli della provincia di Brindisie in qualche modo accostato alla criminalità organizzata salentina, attirato suo malgrado in una trappola per una questione di un debito.
Il malcapitato, infatti, scortato in auto in una zona golenale isolata, sempre dalla coppia di pregiudicati – e proprio per questo episodio poi finiti in manette a differenza di un terzo complice – era stato dapprima rapinato del telefonino e di una riproduzione in acciaio di un orologio Rolex e quindi minacciato: «Per quello che hai fatto dovremmo ammazzarti», gli avevano intimato e per essere ancora più convincenti non avevano esitato a mostrargli un pistola nonché, estratto dall’abitacolo un fucile a canne mozze sparando in aria un paio di colpi d’avvertimento. Fino a che, propostogli di rapinare una tabaccheria per estinguere così il proprio “insoluto”, accompagnandolo direttamente davanti all’obiettivo prescelto.
Ma il taglieggiato, una volta scaricato nei pressi del negozio, era di contro riuscito a mettersi in salvo fingendo un malore e quindi facendo scattare i soccorsi e le indagini conclusesi queste con l’arresto a stretto giro dei due da parte dei carabinieri. Ora però, a distanza di quasi quattro anni da quei fatti, alla sbarra è finito pure il loro compare non identificato fino al 2024.
Si tratta di un 27enne di origine marocchina anch’egli residente nel casalasco e accusato nella fattispecie di aver preso parte al secondo raid ai danni del 58enne brindisino. Ieri, davanti al collegio dei giudici, è stata proprio la persona offesa a rievocare tale vicenda in videocollegamento, riconoscendo inoltre l’imputato attraverso una fotografia segnaletica.






























