Raf, emozioni di un tempo al Sociale

Dai brani in versione acustica, seduto e compassato, al Teatro Sociale trasformato in una discoteca stile anni Ottanta. L’esibizione di Raf al Massimo cittadino, per la tappa del tour “Self Control 40th Anniversary”, ha mandato in visibilio il pubblico presente. L’evento ha celebrato i 40 anni (più uno, come ha specificato l’artista) dell’album “Self Control” con un concerto che ha ripercorso alcuni dei maggiori successi della sua carriera. Lo spettacolo inizia con Sogni e tutto quello che c’è, Un grande salto, Stai con me, Dimentica, Oggi un Dio non ho e In tutti i miei giorni, canzoni con protagonista la chitarra acustica per “sonorità che nei teatri mettono a nudo i brani e li rendono più veri, un modo per disintossicarsi dagli effetti e gli auto tune”, ha spiegato il cantautore classe 1959. Il pubblico ha apprezzato ogni nota, cantando insieme a Raf tutti i testi. Poi è stata la volta di Via, Due e Non è mai un errore. “A volte basta poco per sentirsi liberi”, ha detto Raf, “un ricordo, una canzone cantata a squarciagola in auto anche se non si ricordano le parole o momenti come questo”. È la volta di Liberi con il pubblico a braccia alzate, dalla platea al loggione. È per introdurre Pioggia e vento, però, che Raf lancia il suo messaggio. “Viviamo un momento di libertà intesa come esaltazione del divertimento”, ha affermato il cantautore, “oggi però abbiamo anche bisogno di profondità, dobbiamo informarci per capire come vanno le cose. C’è molta confusione con guerre e stermini in atto con tante vittime civili a cominciare dai bambini. Non possiamo rimanere spettatori inermi davanti a un mondo che brucia, nemmeno troppo lontano da noi. Serve rispetto per l’umanità e per i più deboli. Dobbiamo essere uniti, solo se lo saremo come pioggia e vento l’umanità potrà davvero ritrovare sé stessa”. Tocca a Gente di mare, un inno a un elemento vitale per chi come lui è nato a duecento metri dal mare, e Cosa resterà. Dal pubblico arrivano decine di “sei bellissimo”, Raf ringrazia, e una richiesta particolare “togliti il cappello” e l’artista li accontenta. “Ci sono canzoni che non sono solo musica ma frammenti di vita che rimangono, un modo per dire grazie e farvi sentire vivi”, afferma l’artista. Il palco si illumina, le sonorità acustiche lasciano spazio al ritmo e ai colori. Il pubblico non riesce più a stare seduto, tutti in piedi, soprattutto nei palchi con le luci dei cellulari accese. Sei la più bella del mondo, Lacrime e fragole, Inevitabile follia, Come una favola, Siamo soli, Show me the way, II battito animale, Ti pretendo, Self Control e Con le mani su scorrono una dopo l’altra. Raf saluta il pubblico con Infinito. Due ore di un concerto che si sarebbe voluto non finisse mai. Infinito, appunto.