BORGO VIRGILIO – Era stato identificato per un furto grazie al Dna, e mercoledì scorso, in videocollegamento dal carcere in cui si trova attualmente per altra causa, ha ammesso le sue responsabilità e ha chiesto di essere giudicato. Il giudice Giulia Cammareri ha invece deciso di rinviare la discussione del processo al prossimo 20 novembre per l’assenza per legittimo impedimento del difensore dell’imputato, sostituito in aula da un collega d’ufficio. In questi tempi in cui i carabinieri del Ris di Parma si trovano nella bufera per la vicenda del delitto di Garlasco, è approdato in tribunale un caso di furto risolto proprio dagli specialisti della scientifica. La notte del 3 gennaio 2017 qualcuno era riuscito ad entrare nel municipio del Comune di Borgo Virgilio forzando una porta sul retro dello stabile. Il ladro aveva smurato un paio di casseforti che aveva poi aperto usando un flessibile. Un lavoraccio per un bottino piuttosto esiguo: all’interno delle due casseforti c’erano in tutto un migliaio di euro più un paio di mazzi di chiavi, uno di un appartamento di edilizia popolare, l’altro della scuola materna. Mentre scassinava i due forzieri, il malvivente si era ferito e una goccia di sangue era stata rinvenuta sulla busta che conteneva il denaro. La traccia era stata repertata dai carabinieri e inviata ai laboratori del Ris di Parma che tramite l’analisi comparata del Dna avevano identificato lo scorso inverno il presunto autore del furto: un 34enne palermitano con una lunga sfilza di precedenti specifici in costante aggiornamento, visto che l’uomo è attualmente in carcere per altra causa. Ieri era fissata l’udienza in tribunale, ma il suo difensore ha annunciato un legittimo impedimento, ma quando il giudice si stava già apprestando al rinvio il 34enne, in videocollegamento, decideva di rilasciare spontanee dichiarazioni confessando di essere l’autore di quel furto e chiedeva che il suo procedimento venisse definito anche se al posto del suo avvocati di fiducia ce n’era uno d’ufficio. Dovrà aspettare il mese prossimo per una condanna più che scontata, avendo aspettato quasi dieci anni per confessare.





























