MANTOVA L’avvio sfavillante del Mantova va di pari passo con l’inizio di stagione da sogno per Francesco Ruocco. L’attaccante ha già messo a segno 4 reti nelle prime 5 giornate di campionato che, volendo allargare gli orizzonti, diventano 6 se si contano quelle con Lazio e Palermo in Coppa Italia. Bisogna tornare indietro alla stagione 2019/’20, quando militava in Primavera 2 con la maglia del Brescia, per trovare uno “scugnizzo” così scatenato: all’epoca segnò sei reti di fila. Nella scorsa stagione il 25enne, grazie ai suoi 7 centri, era stato tra i protagonisti della storica cavalcata che portò l’Acm a ottenere una salvezza insperata.
Francesco, in estate alcuni club ti avevano fatto delle avance ma hai deciso di rimanere in riva al Mincio. Come mai?
«A livello professionale è stata la scelta più giusta che potessi fare. Con il mister mi trovo bene e con la famiglia idem. Non volevo spostarmi. Se sono rimasto è soprattutto merito di Modesto.
L’allenatore ti ha definito più volte impermeabile alle emozioni.
«Sì, è vero. Sono un ragazzo che lavora e non si accontenta mai. Magari dopo un gol non esprimo tantissime emozioni, preferisco resettare. Cerco di controllarmi il più possibile, ma sono in fine dei conti anche io un essere umano. Cerco però di non farle vedere agli altri. Nel calcio nessuno ti aspetta».
Questo inizio però non ti avrà di certo lasciato indifferente…
«Certo che no. Sono contentissimo, ma non mi accontento. Voglio continuare così, in primis per la squadra e poi per il mio bene».
Il gol più bello?
«A dire il vero ne ho due: quello all’Olimpico contro la Lazio e con l’Empoli».
Avresti firmato per un tuo inizio così?
«Assolutamente sì. A livello fisico mi sento meglio rispetto agli altri anni. Normale che tenere il ritmo di un gol a partita fino alla fine è difficile. Però non ne sono ossessionato. Per me è più importante il risultato collettivo. Anche perché se la squadra va bene anche il singolo ne beneficia».
E a livello di squadra invece?
«Non me l’aspettavo. Sono soddisfatto. La Serie B è difficile ed equilibrata. Dobbiamo rimanere concentrati e continuare su questa strada».
Cosa vi chiede il mister?
«Lavora molto sulle giocate. Ha uno stile offensivo, ma cura tanto anche la fase difensiva. Dice spesso, soprattutto a noi attaccanti, che dobbiamo essere i primi a difendere».
Ti abbiamo visto ricoprire anche un ruolo non tuo, come con la Lazio o a Cesena. Come ti trovi?
«Bene. Ho fatto il terzino. Mi piace sacrificarmi per i compagni. Alcuni sono più soddisfatti di una chiusura difensiva che di una mia rete. Mi fa piacere, cerco di farlo ogni partita».
Quanto c’è lo zampino del mister nel gol di Vlahovic contro il Pisa?
«C’è sicuramente, così come la bravura dei giocatori nel creare quell’occasione. Bragantini trova soluzioni in spazi stretti che altri non vedono. Tomasevic si trovava lì: il mister gli chiede spesso di inserirsi».
C’è qualcosa che miglioreresti di te stesso?
«Il fisico. Mi piacerebbe essere un po’ più strutturato. In campo non ho paura di nessuno. Penso che il duro lavoro prima o poi ripaga. Non spetta a me dirlo, saranno i fatti. Do sempre il massimo. Spero di raggiungere i miei tanti sogni. Nel calcio nulla è scritto».
Una vostra qualità?
«La mentalità. Il mister ci fa discorsi importanti nel pre partita ed entriamo in campo sicuri di noi. Quello che ci trasmette cerchiamo di portarlo sempre in campo».
Modesto ti dà qualche consiglio?
«Abbiamo un bel rapporto, ma per colpa mia non dialoghiamo molto. Ascolto quello che mi dice in campo, però non abbiamo mai avuto modo di parlare di argomenti tecnico tattici. Mi ha aiutato molto sulle pressioni e sulla posizione corpo».
Cosa ne pensi dei tifosi?
«Sono importantissimi per noi. Ci danno tanta spinta».
Qual è l’obiettivo di questo Mantova?
«Prima salviamoci e poi divertiamoci. Sono uno che sogna da quando è bambino».
La Serie A è un tuo obiettivo?
«Sì, un sogno che ho sin da piccolo. I miei genitori hanno fatto tanti sacrifici. Sarebbe un altro bel punto di partenza».
Alla ripresa tante sfide insidiose.
«Saranno un bel banco di prova. Nessuna partita è semplice. Ma noi ce la giochiamo».





























