Viadana L’anno andrà in archivio tra poche ore, ma ci sono sassolini che rimangono nelle scarpe anche durante le festività. E poi ci sono le idee per il futuro, nuove strade da percorrere. Giulio Arletti è sempre al lavoro, sia per il Viadana che per la Lega Italiana Rugby.
Il 2025 è stato un anno particolare per lei e per il Rugby Viadana: due finali lasciate al Rovigo, la voglia e la forza di ripartire. E poi la Lega Italiana. Sono successe davvero tante cose, le andrebbe di ripercorrerle?
«Volentieri! Sul fronte Viadana mai mi sarei aspettato di rimanere tanto deluso da così tante persone… Per ora rimango grazie al fatto che riesco a lavorare con persone fidate e amici consapevoli dello sforzo che questa responsabilità richiede. Devo ringraziare i nostri tanti giovani e tifosi che sanno dare il giusto peso alle intenzioni, altrimenti avrei già dato soddisfazione a chi di rugby sa tutto, ma non mette niente. Sportivamente parlando, invece, siamo stati eccezionali e “solo” nelle finali dobbiamo trovare la quadra per evitare che diventino un tallone di Achille. Il sogno scudetto rimane, ma non mi assilla, da sempre ho motivazioni educative per ricoprire questo incarico e capisco anche la difficoltà che molti abbiano nel recepirlo».
Sul fronte LIR?
«E’ stato un anno difficilissimo. Inizialmente la bontà dello scopo ci ha illusi sulla semplicità nel realizzarlo. Personalmente ho sempre considerato il rugby talmente poco conosciuto da rendere semplice per chiunque migliorarlo utilizzando il buon senso. Purtroppo mi sbagliavo perché non sempre è possibile attuare cambiamenti, tanto più perché ci troviamo nel peggior momento economico finanziario che la Federazione abbia mai passato e parlare di cambiamenti oggi significa il più delle volte fare compromessi con le tempistiche che di conseguenza si allungano».
La Lega Rugby, pur con qualche dissapore interno, ha portato già a grandi risultati. Quali prospettive e progetti avete sulla lavagna delle intenzioni e quali in dirittura d’arrivo?
«La Lega ha portato molte novità in campo. Il reparto comunicazione, insieme agli addetti stampa di tutti i club, ha fatto e sta facendo un gran lavoro che ha permesso alla Serie A Elite di tornare a comunicare in modo efficace ed esaustivo, basti pensare a tutte le statistiche sui giocatori ed ai contenuti che quotidianamente riempiono i vari canali internet e social su azioni, regolamenti e curiosità sul campionato, senza dimenticare che ora si può giocare al Fantarugby della Serie A Elite e ogni sabato prima delle partite su Radio Sportiva vi è un approfondimento con interviste. Poi ci sono i podcast DanPatRugby e Pillole Ovali su YouTube che ogni settimana arricchiscono di approfondimenti su club allenatori e giocatori. A gennaio vi saranno altre sorprese con testate nazionali pronte ad entrare nella macchina comunicativa del Rugby Italiano, ma di questo paleremo dopo aver salutato il 2025 con un brindisi».
Torniamo al rugby giocato: c’è una partita che le è rimasta particolarmente nel cuore?
«Sicuramente la finale di Supercoppa persa a L’Aquila. Era la prima partita di una squadra rinnovata completamente, sia nei giocatori chiave che nello staff tecnico. Giocavamo in un gran bello stadio con dieci tifosi al seguito, abbiamo affrontato un grande Rovigo per un’ora in 14 e per 20 minuti in 13. A fine partita tutti piangevano per la delusione della sconfitta e per quanto dato in campo, io invece sorridevo perché vedevo il cuore che ci serviva per la stagione».
Il sodalizio tra lei e Gamboa ha portato a tante idee trasformate in progetti e realtà. Qual è il “carburante” che continua a spingervi nella stessa direzione?
«Se andassimo veramente a carburante saremmo dei motori EURO Zero per CO2 emessa solo per quanto parliamo ogni volta su ogni situazione. Non siamo un sodalizio, siamo amici e tra amici ci si dice tutto senza mai mancarsi di rispetto. Quando la gente capisce questo interrompe buona parte dei problemi che ha col prossimo».
La prossima partita vi riporterà al Battaglini: quanto vale questo confronto con Rovigo?
«Vale tantissimo come ogni partita con Rovigo. La rivalità sul campo è totalmente diversa dalla rivalità societaria. Io desidero battere Rovigo per dimostrare al “maestro” Zambelli che l’“allievo” Arletti lo può superare. Ultimamente noi abbiamo vinto quando contava meno e loro quando contava di più, quindi se quest’anno invertiremo i risultati, come spero, ci faremo comunque i complimenti consapevoli del rispetto reciproco che ci unisce».
Alessandro Soragna








































