VIADANA «L’aumento medio del 9% della Tari arriva dopo tre anni senza ritocchi: l’ultimo adeguamento risale al 2023». A spiegarne le ragioni è il vicesindaco Alessandro Cavallari, che richiama anche il nuovo metodo tariffario per il quadriennio 2026-2029. A Viadana per una famiglia di tre persone in una casa di 100 metri quadrati la spesa annua è di 186,07 euro, contro i 262 della media lombarda e i 340 di quella nazionale, spiega il Comune. L’aumento per le famiglie va da circa 9 euro l’anno per una persona sola a 18 euro per i nuclei più numerosi.
Cavallari parte dal quadro generale: «L’adeguamento della Tari 2026 arriva dopo tre anni di sostanziale stabilità delle tariffe, in un periodo nel quale l’inflazione cumulata 2023-2026 è stimata intorno al 12%, con conseguenti aumenti dei costi dei carburanti, dell’energia, delle manutenzioni e del personale». L’esponente dell’amministrazione prosegue indicando gli altri fattori in gioco: «A questi fattori si aggiungono l’applicazione del nuovo metodo tariffario nazionale Arera, l’aggiornamento delle componenti di costo, l’uscita di alcune importanti aziende dal servizio pubblico e le maggiori riduzioni riconosciute alle utenze».
Poi il vicesindaco rivendica l’impegno del Comune: «L’amministrazione comunale ha cercato di contenere il più possibile l’impatto di questi fattori sulle famiglie e sulle attività economiche, anche attraverso l’applicazione del bonus sociale Tari, che garantisce una riduzione del 25% alle famiglie economicamente più fragili, contribuendo ad alleggerire il peso della tariffa proprio per chi si trova in maggiore difficoltà». Infine, il confronto con il resto del paese, che per Cavallari è il dato più significativo: «Il risultato è che, nonostante l’adeguamento medio del 9%, una famiglia tipo di Viadana sostiene ancora una spesa Tari inferiore di circa il 45% rispetto alla media nazionale, mentre le famiglie in possesso dei requisiti economici previsti dalla normativa – conclude – possono beneficiare di un’ulteriore riduzione del 25% grazie al bonus sociale».






























