MANTOVA All’indomani della maxi-esercitazione di Protezione Civile Exe Po 2026 che simulava un’alluvione straordinaria per la piena del Po, per una sorta di paradossale contrappasso arriva l’allarme siccità nella Pianura Padana, con epicentro nel Mantovano. L’estate è iniziata da neppure una settimana, ma il bacino idrografico del Po si trova già ad affrontare una crisi idrica di proporzioni drammatiche. A lanciare l’allarme è l’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche, che evidenzia un grave deficit delle portate lungo il principale fiume italiano. La situazione è esasperata da un’ondata di caldo africano precoce, con temperature che superano costantemente i 35 gradi anche in alta quota, azzerando le ultime riserve di neve.
Il record negativo di Borgoforte
I dati raccolti sul territorio compongono un quadro clinico d’emergenza. A Torino la portata del Po è ridotta del 58% rispetto ai valori di riferimento. Spostandosi nella nostra provincia, alla stazione di Borgoforte, il monitoraggio registra un vero e proprio crollo: si è passati dagli 875,11 metri cubi al secondo di una settimana fa agli attuali 383,25, segnando un deficit del 76% sulla media storica. Un dato che rappresenta una soglia di massima allerta per la tenuta idrica della Pianura Padana centrale. Le cose non vanno meglio per gli affluenti. In Piemonte, lo stato idrometrico del Tanaro conferma i timori legati alla scarsità di neve invernale. Nella sezione di Montecastello, secondo i dati di Arpa Piemonte, scorrono appena 11,1 metri cubi al secondo contro i 106,5 normali: manca all’appello il 90% dell’acqua.
Lo spettro del cuneo salino e lo stop all’irrigazione
Il dramma si consuma nel tratto terminale del fiume. A Pontelagoscuro la portata è scesa ben al di sotto della soglia critica dei 450 metri cubi al secondo, il limite minimo necessario a respingere il mare. Di conseguenza, l’acqua salata è già infiltrata nel Delta tra Veneto ed Emilia-Romagna, risalendo l’alveo per oltre 20 chilometri. Una minaccia mortale per il terreno che ha già costretto le autorità a sospendere l’irrigazione in diverse aree. Il fenomeno non risparmia l’Adige, la cui portata segna un preoccupante -65%.
Grandi laghi in ritirata e comparto agricolo a rischio
Anche i grandi serbatoi naturali del Nord stanno perdendo colpi, tornando sotto i livelli medi stagionali. Escluso il lago d’Iseo, il Verbano è pieno al 70,8%, il Lario al 74,7% e il Benaco (Garda) al 76,4%. L’estensione dell’emergenza ora dopo ora minaccia direttamente i raccolti simbolo della Pianura Padana: le coltivazioni di riso, mais e pomodori sono le prime a soffrire la sete. Con le settimane statisticamente più calde dell’anno ancora da affrontare, tecnici e operatori temono un ulteriore aggravamento della siccità, con ripercussioni immediate non solo sull’agricoltura e sugli ecosistemi, ma anche sugli usi civili.



























