PALAZZO DUCALE
Perché vederlo
Perché oltre ad essere uno dei più vasti musei d’Europa racchiude stili e architetture differenti, testimonianze di varie epoche storiche. Perché, come raccontato in più occasioni dal direttore Stefano L’Occaso, racchiude storie di donne e uomini che hanno vissuto vicende straordinarie, in maniera differente, fastosa o tragica. Passando dalle supreme vette del potere e dell’arte con sovrane come Isabella d’Este fino ai regnanti Gonzaga-Nevers e ai loro tentativi di restituire l’antico prestigio alla casata.
L’esposizione preferita
degli ultimi anni
Quella sull’abilissima intagliatrice Diana Scultori. Vista un po’ per caso, non essendo stata all’inaugurazione. Durante la notte di Halloween. Una perla incastonata tra importantissime collezioni. Incentrata su una forma artistica che non emana l’impatto visivo del dipinto, bensì abbisogna di osservazione e attenzione ai minimi particolari. In autunno si attende la rassegna dedicata a Ferdinando Gonzaga e alla moglie Caterina de’ Medici.
L’inaugurazione indimenticabile
Quella rivolta al lavoro di Michelangelo Pistoletto. Per la levatura dell’artista, certamente. E per il memorabile buffet all’aperto, mi pare in marzo. Praticamente congelato.
L’effetto Wow
Ovviamente resta la visione della Camera degli Sposi di Andrea Mantegna. E poi la Wunderkammer, che con i suoi tesori lascia tutti a bocca aperta. Specialmente i più giovani.
Punti forti
I tanti restauri (molti ancora in corso) di diverse zone del Palazzo, che hanno dato vita a nuovi itinerari. Da vedere le Carceri dei Martiri di Belfiore e il camminamento di ronda della Torre Sud Ovest. La varietà delle collezioni, dalle monete agli strappi di Pisanello in Sala dell’Alcova, è vastissima.
Punti deboli
Tanti restauri significa tanti cantieri aperti. Ma bisogna pur farlo. E il museo non ha mai chiuso per i lavori in corso. Che hanno comunque inciso, per forza di cose, sulla progettualità espositiva. Si sono inaugurati nuovi percorsi, ma non sempre la reggia è completamente visitabile (problema diffuso in tante realtà simili legato al bisogno di personale). Non ci sono bar e punti ristoro. Che ad oggi sono diventati spesso elemento distintivo del comparto culturale.
PALAZZO TE
Perché vederlo
Perché è tutto una sorpresa, un incanto. Un palazzo creato per essere un luogo speciale. Di incontro, di divertimento, ma anche di potere, di diplomazia. Lungo le sue pareti si dipanano le straordinarie vicende disegnate da Giulio Romano e dipinte dagli artisti della sua bottega. Il momento migliore per osservare le parti all’aperto della dimora è sul far della sera.
L’esposizione preferita
degli ultimi anni
“Rubens a Palazzo Te. Pittura, trasformazione e libertà” nel più vasto ambito del rapporto tra il maestro fiammingo e la pittura europea. Motivo semplice e futile: è l’ultima mostra che abbia avuto un senso di grandeur che altre volte è mancato (a chi scrive). Grandissimi i nomi che l’hanno seguita (da Picasso a Isaac Julien), ma il senso di internazionalità, il legame con la villa gonzaghesca con Rubens suonava diversamente. Si attende ora per settembre “Inventare la natura”, con opere di Leonardo e Caravaggio.
L’inaugurazione indimenticabile
L’anteprima stampa (non proprio inaugurazione) legata a “Poesia e Salvezza”, con intervento di Patty Smith. Che ha fatto pure una cantatina. Quella che ricordo con più nostalgia quella Alvar Aalto. Decenni fa.
L’effetto Wow
Naturalmente la Sala dei Giganti. Poi certo: Esedra e Pescherie al tramonto.
Punti forti
Il Comune negli ultimi anni ha investito risorse sulla struttura, sulla sua progressiva apertura alla città e ai cittadini. Parzialmente si è dunque raggiunto l’obiettivo di far diventare Palazzo Te parte integrante della quotidianità mantovana. Questo grazie anche alla riqualificazione di tutta la zona circostante, da Parco Te al sottopassaggio che porta direttamente a Te Brunetti. A tale esito ha contribuito grandemente la creazione di Spazio Te, area aperta a tutti.
Punti deboli
Se Spazio Te ha aperto le porte del museo alla città, un altro fattore fondamentale è venuto a mancare: la fruizione dell’Esedra, legata all’utilizzo del bar e punto ristoro. L’Esedra (insieme alla terrazza di un noto hotel del centro che quest’estate non è mai stata aperta) è per local e non local il posto più suggestivo del capoluogo. Che non sia disponibile è un vero peccato. Ma negli ultimi tempi si è provveduto in tal senso. Dal punto di vista delle esposizioni: c’è bisogno di recuperare (se lo si vuole perseguire) un tema messo a fuoco in maniera più chiara. E, in generale, un pizzico di internazionalità. Che può risiedere negli eventi (come la cena a cura di Carlo Cracco nel Cortile d’Onore) oltre che nelle mostre. Poi certo: per tutte queste azioni occorrono fondi. Si arriva sempre lì.





























