Mantova. Con l’appuntamento “Between Categories” di mercoledì sera la Sala dei Cavalli di Palazzo Te ha ospitato uno stimolante evento della rassegna MantovaMusica Eterotopie imperniato sul tema delle pratiche musicali che esplorano i confini tra suono acustico ed elettronico. La serata, nata dalla collaborazione con il Conservatorio di Mantova e inserita nel contesto internazionale del convegno “Sounds of Today”, è stata dedicata a Morton Feldman (1926-1987), il musicista statunitense, di cui ricorre il centenario della nascita, che ha ispirato generazioni di musicisti con la sua musica legata idealmente alle arti figurative americane. Protagonista del concerto è stata Chiara De Crescenzo, giovane pianista che ha approfondito il repertorio contemporaneo più recente formandosi presso il Conservatorio “L. Campiani, affiancata da Luca Guidarini alla regia del suono. Il programma ha sviluppato un interessante accostamento tra brani fondamentali del minimalismo americano e attuali esperienze italiane il cui comune denominatore è costituito dalla ricerca precipua sul suono nella sua relazione con il sussidio di elementi tecnologici e nella sua collocazione fra tempo e spazio. Ne ha offerto un significativo esempio, in apertura del concerto, “Weltliche”, l’opera di Daniele Ghisi (1984) che coniuga parti di alcune Cantate profane di J. S. Bach con una sorgente elettronica diffusa tramite la cassa armonica del pianoforte, proiettando l’arte bachiana nell’atmosfera sonora del mondo che ci circonda. Il passo successivo della performance ha aperto uno sguardo sulla originale produzione di Meredith Monk (1942), compositrice e cantante statunitense che affida alla tastiera il ruolo primario di sperimentazione e ricerca sulla vocalità come espressione di atmosfere minimaliste attraversate da elementari tracce melodiche. Per l’esecuzione dei suoi brani “Obsolete Object” e “Torentanz” per due pianoforti, Chiara De Crescenzo si è avvalsa della preregistrazione di uno strumento, mettendo a fuoco il gusto della Monk per sonorità profonde, ricche di risonanze e riverberi, timbri vellutati, ma anche dinamiche figurazioni, allusive evocazioni folkloristiche. Posto nel cuore del programma, anche l’omaggio a Morton Feldman con “Four pianos” per quattro pianoforti è stato eseguito con l’ausilio dell’elettronica gestita da Luca Guidarini. Una pagina ricca di sofisticate successioni di figurazioni ripetute a intervalli variabili in cui il materiale sonoro tende a trasformarsi e riecheggiare, che Chiara De Crescenzo ha interpretato con accurata attenzione ai dettagli espressivi. Conclusione del concerto con la prima esecuzione assoluta dell’opera di Luca Guidarini (1990) “Il poco di cui ogni cosa inclina”, appositamente commissionata da Eterotopie. Lavoro rappresentativo del percorso artistico del compositore torinese incentrato sulla relazione tra strumenti tecnologici, natura del suono ed evoluzione della pratica musicale contemporanea. Il successo dell’evento, suggellato dalla meritata approvazione del pubblico, rappresenta una positiva conferma della persistente attualità delle esperienze minimaliste alla luce dell’evoluzione culturale e tecnologica. (gmp)

































