MANTOVA Giochi fatti nel Cda della Fum tenutosi ieri. Già l’assemblea della Fondazione UniverMantova nella convocazione del 24 giugno scorso ha rinnovato i sedici membri del nuovo consiglio di amministrazione in rappresentanza dei quattro soci fondatori (Comune, Provincia, Camera di Commercio, Confindustria), della Tea e del Collegio Sindacale.
Il nuov esecutivo vede la conferma del presidente Paolo Gianolio e dei due vice. Nei prossimi tre anni il Cda sarà chiamato a occuparsi di diversi e complessi dossier che consentirebbero il consolidamento e soprattutto lo sviluppo del pluripolo universitario che allo stato attuale non è un ateneo.
Ma quali dovranno essere i nodi da sciogliere per raggiungere l’obiettivo principale di uno status di ateneo che comporti benefici organizzativi e finanziari? Sul punto interviene il prof. Nicola Taurozzi, primario emerito dell’ospedale Poma, esperto di politiche universitarie e già docente dell’università Statale di Miliano. «La nuova governance del pluripolo della Fum dovrà prendere in considerazione alcune strategiche direttive, funzionali al consolidamento e soprattutto allo sviluppo della realtà universitaria virgiliana. In primis promuovere un partenariato pubblico-privato che abbia come attori UniverMantova, il mondo delle imprese gli istituti di credito e gli enti locali al fine di reperire in tempi brevi investimenti vitali per il futuro del pluripolo. Ricordo che l’attuale contributo annuale di 1,2 milioni messi a disposizione dai soci fondatori (600mila dal Comune, 400mila dalla Cciaa, 100mila da Confindustria e zero euro dalla Provincia), con i 100mila euro di Tea, consentono a fatica l’ordinaria amministrazione e un futuro incerto. A seguire, il rinnovo del direttore generale per il pensionamento in ottobre di Michele Minervino, e il rinnovo tra 2028 e 2029 delle convenzioni dei tre atenei presenti in loco con probabili richieste economicheaggiuntive a carico di UniverMantova».
Si aggiunga l’incremento delle risorse umane per la gestione puntuale dei corsi in sede, per la gestione della mediazione linguistica, dell’Erasmus e della residenza universitaria: «Ci sono le implementazioni di ulteriori corsi di laurea triennale sia in ambito scientifico che umanistico e l’inclusione del polo delle lauree delle professioni sanitarie, pacchetto che permetterebbe il passaggio dagli attuali 1.200 studenti ai 3.000. Il ventilato obiettivo di 5.000 studenti – prosegue Taurozzi – è difficilmente realizzabile in quanto richiederebbe risorse per l’attivazione di ulteriori 17-18 corsi di laurea. Non dimentichiamo l’importanza dell’incremento di borse di studio per attrarre studenti attraverso la partecipazione ai bandi Fis (Fondi integrativi statali) e agli investimenti aggiuntivi di 100 milioni dalla Regione Lombardia, la pianificazione di bandi e borse di studio per dottorati di ricerca per evitare la dispersione di laureati verso altre realtà universitarie; infine la pianificazione dell’obiettivo primario di traghettare il pluripolo mantovano verso lo status di ateneo a tutti gli effetti attraverso la fusione dell’UniverMantova con un Ateneo statale in rete dipartimentale con relativi benefici organizzativi e soprattutto finanziari da parte del Miur. Senza dubbio il Cda – conclude Taurozzi – avrà davanti un pacchetto programmatico complesso ma realizzabile che richiede tuttavia competenze, conoscenze tecnico giuridiche dei vari passaggi, le relazioni inter-atenei, le relazioni con organi ministeriali. In sintesi, un buon gioco di squadra».






























