CREMONA / CANNETO SULL’OGLIO – La Procura della Repubblica di Cremona ha chiesto il rinvio a giudizio per otto persone con l’accusa di omicidio colposo, in relazione alla tragica morte di un bambino di 10 anni avvenuta nell’estate dello scorso anno. Il piccolo, residente a Canneto sull’Oglio, è annegato nella piscina comunale di Torre de’ Picenardi (Cremona) il 18 giugno dello scorso anno, durante una gita organizzata dal Grest parrocchiale. Il decesso è sopraggiunto due giorni dopo, il 20 giugno, presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dopo un disperato ricovero in terapia intensiva.
L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Andrea Figoni, punta il dito contro la catena di controllo e di sicurezza della gita. Tra le otto persone per cui è stato richiesto il processo figurano il parroco di Canneto sull’Oglio (in qualità di responsabile del centro estivo), la sua stretta collaboratrice, due educatrici impiegate tramite una cooperativa, una volontaria, la legale rappresentante della società che gestisce l’impianto natatorio e i due bagnini in servizio quel giorno. I genitori della giovane vittima si sono affidati agli avvocati Fabio Madella del foro di Mantova e Alberto Paci del foro di Milano.
La ricostruzione della dinamica effettuata dagli inquirenti colloca l’inizio della tragedia intorno alle ore 14:00, subito dopo il pranzo. Il bambino, entrato in acqua insieme ad altri coetanei, ha accusato un malore improvviso nel giro di pochissimi istanti. Nonostante l’intervento dei bagnini, il piccolo è stato estratto dalla vasca già privo di sensi. I sanitari del 118, giunti sul posto, hanno tentato a lungo la rianimazione cardiopolmonare con l’ausilio del defibrillatore, prima del drammatico trasporto in elisoccorso a Bergamo.
Le contestazioni mosse dalla Procura nei confronti del parroco e della coordinatrice descrivono una serie di gravi carenze organizzative. Secondo il magistrato, i responsabili erano a conoscenza del fatto che oltre 30 dei bambini partecipanti alla gita – compresa la vittima – non sapevano nuotare. Ciononostante, avrebbero omesso di predisporre misure di tutela adeguate: la struttura scelta non presentava una separazione fisica tra la vasca dei minori e quella degli adulti, e non sarebbe stato comunicato ai gestori della piscina o agli accompagnatori il numero esatto dei bimbi non nuotatori, né un criterio per identificarli. Il pm contesta infine l’insufficienza numerica degli accompagnatori adulti e la decisione di delegare la vigilanza del gruppo ad animatori minorenni privi di una formazione idonea. La decisione sul rinvio a giudizio spetterà al giudice nel corso dell’udienza preliminare, già calendarizzata per il prossimo 25 novembre.






























