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Niente truffa e falso in atto pubblico, assolto 52enne intestatario di 181 veicoli

MANTOVA – Stando al quadro inquirente sarebbe stato intestatario di ben 181 veicoli, utilizzati però da altri soggetti per commettere reati penali e amministrativi. Sul banco degli imputati, per le ipotesi di falso ideologico in atto pubblico e truffa, era così finito un 52enne cittadino rumeno, ritenuto quindi un mero prestanome. Segnatamente le indagini erano scattate nel dicembre 2020, quando gli agenti della Polizia locale di Milano avevano ritrovato una Fiat Bravo in divieto di sosta in via Giambellino. In seguito avevano rintracciato la persona che la utilizzava scoprendo però che non ne era proprietaria. Da ulteriori accertamenti era così emerso come il proprietario di quell’auto fosse in realtà il 52enne, residente a Mantova, a cui erano intestati altri 180 veicoli per un giro d’affari di 1,8 milioni di euro. Dopo averlo rintracciato, gli erano stati quindi notificati verbali per oltre 98mila euro di sanzioni nonché una denuncia per intestazione fittizia di autoveicoli, falsità ideologica continuata in atti pubblici commessa per trarre in inganno il pubblico ufficiale e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e di altri enti pubblici. Oltre all’intestazione delle auto, l’uomo sarebbe risultato titolare di una partita Iva fittizia per la quale non aveva mai dichiarato alcun reddito e che serviva per sfruttare le agevolazioni sui passaggi di proprietà e a non pagare il bollo auto per un danno pari a 150mila euro. La Provincia di Mantova, unico ente pubblico costituitosi parte civile al processo ne aveva quindi chiesti metà a titolo risarcitorio. Per tali fatti il pubblico ministero aveva così proposto, all’esito della propria requisitoria, la condanna dell’imputato a due anni di reclusione mentre l’avvocato Lucia Salemi, parte civile per l’ente di Palazzo di Bagno, aveva avanzato 75mila euro di risarcimento, Di contro il difensore dell’imputato, l’avvocato Veronica Mondadori, aveva invece chiesto per il proprio assistito l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Istanza quest’ultima avallata in ieri pure dal giudice Gilberto Casari sulla scorta di quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 530 del codice di procedura penale.