MANTOVA – Mercoledì toccherà a Luca Carboni salire sul palcoscenico con un concerto “Rio Ari o” che suona come fosse la prima volta…
“Sì, perché porto sul palco quarant’anni di musica in totale libertà. Non mi era mai capitato, questo tour non segue l’uscita di un nuovo disco. Tutto è partito nello scorso autunno dal primo show all’Unipol Forum a Milano a cui sono seguiti altri Palasport a Roma e Bologna con tre concerti. È bello questa estate portare lo spettacolo in luoghi speciali dell’Italia proprio come ad Alghero”. Sul palco parli di condivisione che va oltre il rapporto fra artista e pubblico. Cosa significa per te oggi vivere quella comunione?
“Credo che la musica abbia in sé qualcosa di metafisico e misterioso che ci mette in contatto con altre anime, altri artisti. Mi sto godendo questo momento di gioia, mi piace l’idea di riabbracciare tutta l’Italia con la mia storia personale e musicale. Dal palco vedo tante persone, tante vite che hanno fatto una parte di viaggio con me. Percepisco una condivisione che va oltre il rapporto fra artista e pubblico. Sul palco mi trovo davanti a tante persone e ogni volta vedo tante vite che hanno fatto una parte di viaggio con me, si scorge che c’è stato un senso di vita condiviso con gli altri.”
Il tour e il libro nascono dalla mostra Rio Ari O: cosa ti ha spinto a trasformare quella ricerca in racconto musicale autobiografico…
“Sia questo tour che il libro “Luca non parlava mai” sono un po’ figli della mostra Rio Ari O, che ho realizzato al Museo Internazionale della Musica di Bologna nel novembre 2024 curata da Luca Beatrice. Il concerto sintetizza e racconta la mia storia musicale ma parallelamente sugli schermi è accompagnato anche dal racconto visivo di disegni, schizzi, quadri che ho realizzato sempre in questi 40 anni. Anche il libro Luca non parlava mai è nato grazie alla ricerca sui miei vecchi appunti, block notes, fogli sparsi sempre alla ricerca di materiale per la mostra”.
Apri il concerto con Primavera, simbolo di rinascita. In cosa consiste per te oggi questa nuova leggerezza?
“Sono stato molto libero nella costruzione della scaletta non ho un nuovo disco da far ascoltare. Apro il concerto con “Primavera” un brano simbolo della rinascita ed è bellissimo scoprire questa possibilità di essere nuovi, di vedere dentro se stessi un’altra parte di sé. Una voglia di vivere con nuova leggerezza e felicità”«
Nel libro e nel live tornano San Luca e il mare, luoghi dell’anima. Cosa rappresentano per te oggi?
“Nel libro Luca non parlava mai emergono tanti luoghi, tra questi San Luca e il mare che è una vera e propria cattedrale emotiva. Luoghi che ritroviamo anche nel live con San Luca e Mare Mare uscita nel ‘92 e canzone di un’estate mai finita. Mare Mare coglie forse qualcosa che appartiene profondamente alle persone, evoca uno stato d’animo che è lo stesso credo per tanta gente. L’euforia, il brivido vitale, il senso di liberazione e la voglia di gioco che il mare ha il potere di risvegliare, ma, soprattutto la sua malinconia benevola. Il mare agita strane cose, forse ci riporta nella pancia della mamma, chissà. Al mare siamo sempre noi ma siamo diversi. Per San Luca sarò sempre grato a Cesare (Cremonini) di avermi coinvolto in questo meraviglioso racconto che ho sentito subito mio e mi ha dato anche la voglia di tornare live su un palco”.




























