MANTOVA – Il grande fascino della musica sinfonica ha illuminato l’esordio della stagione concertistica 2025/26 di Tempo d’Orchestra, mercoledì sera al Teatro Sociale, con un programma di sicuro impatto e interpreti prestigiosi come Anna Fedorova, al pianoforte e la Savaria Symphony Orchestra, per la direzione di Kálmán Szennai. La pianista ucraina ha offerto una brillante prova della sua maturità musicale e delle doti tecniche che l’hanno resa protagonista di una sfavillante carriera, certificata da numerose affermazioni nei principali concorsi internazionali e da milioni di visualizzazioni sul web. Con un’esecuzione accurata, sensibile, incline alla descrizione del carattere intimistico del Concerto per pianoforte e orchestra in la min. op. 54 di Robert Schumann (1810-1856), Anna Fedorova ha saputo dare una trasparente lettura del clima riflessivo della composizione e dell’appassionato lirismo dei temi e affrontare con solida tecnica le esigenze virtuosistiche. Raffinata e spontaneamente partecipe nell’interpretazione dei toni liederistici e della fantasiosa cadenza, ha colto lo spirito luminoso e positivo del Concerto schumanniano, correttamente sostenuta dall’orchestra nel dialogo tra le parti. Alla calorosa, meritata approvazione del pubblico ha risposto, fuori programma, con la vibrante versione pianistica della Danza ritual del fuego di Manuel de Falla (1876-1946). Un sicuro contributo al successo della serata è stato assicurato dalla dimensione sinfonica del programma orientato in misura decisa attorno al tema della musica ungherese, campo che si è dimostrato maggiormente nelle corde della Savaria Symphony Orchestra. Dopo l’apertura con un’esecuzione non particolarmente convincente dell’intensa carica drammatica dell’Ouverture in do min. op. 62 “Coriolano” di L. v. Beethoven (1727-1770), la storica formazione ungherese diretta con appassionata dedizione dal maestro Kálmán Szennai ha messo a frutto la forza della sua esuberante dimensione sonora, entrando nel vivo del repertorio folclorico dell’area magiara con pagine di Franz Liszt (1811-1886) e Zoltán Kodály (1882-1967). All’approccio determinato al Poema Sinfonico Les Préludes, S 97 di Liszt, in cui l’incalzare delle variazioni coniuga evocazioni pastorali e contemplative della natura con quadri sonori imponenti, è corrisposto il taglio energico posto nell’esecuzione della Rapsodia ungherese n. 2, pagina emblematica della predilezione lisztiana per le radici musicali di quel crocevia di culture che era l’Impero Austroungarico. Finale di concerto con i colori accesi e le melodie trascinanti delle Danze di Galanta di Zoltán Kodály, opera che riprende con sapiente dosaggio ed efficaci soluzioni dinamiche gli elementi tipici della musica gitana, valorizzando pienamente il potenziale sonoro del grande organico. Qui la Savaria ha mostrato il meglio di sé, a suo agio nel vortice di effetti coloristici e nella caratteristica accentuazione ritmica della musica tzigana. Un finale in crescendo, molto apprezzato e salutato dai calorosi applausi del pubblico Teatro Sociale.


































