Home Eventi “Certe Notti” non finiscono mai: Mantova canta con Ligabue

“Certe Notti” non finiscono mai: Mantova canta con Ligabue

Mantova Ci sono canzoni che non invecchiano, ma continuano a cambiare insieme a chi le ascolta.
«Certe notti» è una di queste. E ieri sera Luciano Ligabue ha riportato a Mantova lo spirito di un viaggio musicale che celebra una delle pagine più importanti della sua carriera: quella di «Buon compleanno Elvis», l’album del 1995 da cui è nato un brano diventato patrimonio di un’intera generazione.
L’attacco è affidato a «Balliamo sul mondo» e basta poco perché il palazzetto si trasformi in un’unica voce. Il pubblico canta, accompagna il ritmo, segue ogni passaggio. Il rock non si limita a riempire l’aria: sembra attraversare il pavimento, facendo vibrare il PalaUnical.
Alla fine di ogni canzone esplode l’applauso, mentre il Liga, con gli immancabili occhiali scuri a goccia, guida una festa in cui il confine tra palco e platea si fa sempre più sottile. Anche quando brani si susseguono senza soluzione di continuità, la risposta dei fan è immediata: il ritmo è quello che Ligabue sa ricreare come pochi altri, capace di trascinare tutti dentro la musica. A fare da cornice allo spettacolo c’è una scenografia che richiama lo specchio illuminato di un camerino teatrale. All’interno scorrono immagini in bianco e nero che evocano il cinema western americano. Per un momento sembra davvero di essere entrati nel camerino di un attore dei grandi classici di Hollywood. Un’immagine che si accorda con il senso di un tour nato per celebrare una storia musicale senza trasformarla in semplice nostalgia. Per Ligabue, infatti, il concerto rimane il cuore del suo mestiere. «Fare concerti è la molla che mi ha portato fino a qua».
La consapevolezza arriva a 27 anni, durante uno dei suoi primi live: allora capisce di voler salire sul palco per tutta la vita. Oggi quella passione è ancora intatta.
«Ogni volta che posso farlo, e per fortuna è un periodo in cui posso farlo piuttosto spesso, godo!».
C’è poi la storia di «Certe notti», il brano che dà il nome a questo viaggio celebrativo. Quando si è trattato di scegliere il primo singolo di «Buon compleanno Elvis», tutti avevano indicato proprio quella canzone. Ligabue, invece, si aspettava un pezzo più ritmato, sulla scia di «Balliamo sul mondo» o «Libera nos a malo».
Non immaginava quanto quel brano avrebbe segnato la sua vita. «Gli sarò grato per sempre», ammette oggi, riconoscendo il valore di una canzone diventata molto più grande delle aspettative iniziali. Tra i momenti più personali della serata c’è anche il ricordo di Francesco Guccini. Ligabue introduce una canzone nata come una lettera a un amico che se n’è andato da poco: «Ho scritto una canzone che in realtà era una lettera sotto forma di canzone a un amico che da pochissimo tempo se n’è andato, umanamente dedicata a lui, e si chiama “Caro il mio Francesco”».
Una dedica che porta sul palco una dimensione più intima, lontana per un momento dall’energia travolgente del rock. Accanto al Liga ci sono i chitarristi che hanno condiviso diversi momenti della sua carriera e il figlio Lenny alla batteria, l’«asso di briscola», come lo definisce il padre. È questa, in fondo, la forza di Ligabue: trasformare una canzone in una storia condivisa, capace di attraversare le generazioni e, ieri sera, il rock ha dimostrato proprio questo: di non avere alcuna intenzione di fermarsi.