Fabio Mantovani: “La soluzione è investire, siamo una delle province più dinamiche in assoluto nel settore agricolo”. Il prossimo 6 giugno assemblea annuale nel Teatro Bibiena di Mantova
MANTOVA – L’incognita dazi americani è il leit motiv ormai da alcuni mesi a questa parte, essendo una delle promesse elettorali di Donald Trump. Uno scenario non ancora definito, non si sa se definirlo possibile o solo probabile. Secondo Coldiretti Mantova, si tratta di uno dei motivi di insicurezza degli agricoltori, perché il tema spalancherebbe le porte a diverse conseguenze: la frenata dell’export verso gli Usa, che per l’agroalimentare mantovano vale oltre 36 miliardi di euro. Ma anche la volatilità dei listini, con le materie prime che potrebbero inaspettatamente salire o flettere alle borse mondiali a grande velocità. E poi, le rotte commerciali che su scala globale potrebbero subire delle correzioni, anche per effetto di una cornice geopolitica all’insegna della più totale instabilità fra guerre, minacce di conflitti, protezionismi vari.
Sono alcuni dei temi che saranno affrontati nel corso dell’assemblea annuale di Coldiretti Mantova, il prossimo 6 giugno al Teatro Bibiena, che meritano un approfondimento anche per tentare di orientare le politiche agricole del futuro e dare indicazioni alle catene di approvvigionamento e ai cittadini (almeno) europei.
Sullo sfondo, sempre presente, la questione climatica. Una vera e propria rivoluzione che provoca sistematicamente perdite per oltre 28 miliardi di euro all’anno (che rappresenta circa il 6% della produzione agricola e zootecnica annuale dell’Ue), a causa di condizioni meteorologiche avverse come la siccità, secondo quanto riportato da un recente studio dell’Unione europea. Sul punto ha messo in guardia il commissario per l’Agricoltura e l’Alimentazione, Christophe Hansen: «Il cambiamento climatico e le sue conseguenze potrebbero limitare l’accesso degli agricoltori ai finanziamenti, poiché le banche potrebbero diventare ancora più restie ad assumersi rischi di quanto non lo siano oggi».
Per le aziende mantovane, la soluzione resta la medesima: investire. «Parliamo di una fra le province più dinamiche nell’innovazione di tutto il Nord Italia – commenta il presidente di Coldiretti Mantova, Fabio Mantovani -. Ammodernamento, innovazione delle strutture e dei processi produttivi, digitalizzazione saranno sempre di più i driver per la competitività e per garantire redditività alle imprese agricole, anche in frangenti di instabilità o insicurezza». Fondamentali, però, gli investimenti per accompagnare la crescita e l’export dei sistemi agroalimentari, unitamente a politiche di sburocratizzazione e semplificazione. «I recenti pacchetti presentati a Bruxelles sono un passo in avanti per alleggerire l’impatto della burocrazia in termini di costi e di impegno, ma bisogna proseguire, per assicurare un futuro e un adeguato ricambio generazionale, anche in province come Mantova dove la presenza di giovani necessita di essere incentivata», prosegue Mantovani.
Il 2025 sta proseguendo positivamente per la zootecnia, con particolare riferimento al settore lattiero caseario: Grana Padano e Parmigiano Reggiano proseguono la striscia positiva all’export, mentre i prezzi tengono e le prospettive per il comparto, anche a livello mondiale, dovrebbero assicurare stabilità per i prossimi mesi. Anche la suinicoltura dovrebbe contare su uno sviluppo soddisfacente, anche per un equilibrio fra domanda e offerta a livello nazionale (ma con l’incognita dei consumi).
Fra i punti deboli dell’agricoltura mantovana, in questa fase, l’allevamento di carne bovina per ristalli in salita libera che non consentono alle aziende di avere margini, ma anche la cerealicoltura e i semi oleosi, alle prese con quotazioni di scarsa soddisfazione per i produttori. Una possibile soluzione? Per cereali e semi oleosi, suggerisce Coldiretti Mantova, sarebbe auspicabile avviare un dialogo di filiera a km0 con gli allevatori, così da garantire approvvigionamenti locali per le produzioni Dop legate alla zootecnia. Per la carne bovina, un’alleanza con le stalle da latte per lo svezzamento dei vitelli potrebbe rappresentare un aiuto strategico ad una filiera in crisi nell’approvvigionamento.








































