MANTOVA – Ogni 100 euro spesi in un negozio sotto casa, 70 restano sul territorio. Servono infatti a pagare stipendi, affitti, fornitori e contribuiscono al finanziamento dei servizi pubblici attraverso le tasse comunali. Quando, invece, la stessa spesa viene effettuata sui grandi colossi dell’e-commerce internazionale, il meccanismo si ribalta e una parte consistente della ricchezza prodotta lascia il territorio. È da questo principio che parte la campagna di Confesercenti per la tutela e la rigenerazione del commercio di prossimità.
Un tema che, alla luce dei numeri registrati negli ultimi anni, assume un peso sempre maggiore anche a Mantova e provincia. «I negozi di vicinato non sono semplicemente attività economiche, ma costituiscono il vero presidio sociale della nostra comunità: tengono vive le strade, garantiscono sicurezza e illuminazione passiva, mantengono i quartieri accoglienti e sostengono le casse comunali – sottolinea Davide Guerra, presidente di Confesercenti Mantova -. L’online è una risorsa se si integra con la rete dei negozi fisici, ma quando gli acquisti si spostano in blocco sui marketplace globali, la ricchezza lascia la nostra provincia. Dare numeri certi a questa crisi serve a pretendere interventi e sostegni pubblici mirati».
Per contrastare il progressivo indebolimento del commercio locale, Confesercenti ha quindi promosso in tutta Italia una legge di iniziativa popolare per la rigenerazione urbana e la tutela del commercio di prossimità. La campagna ha già superato le 40mila firme, avvicinandosi all’obiettivo delle 50 mila necessarie. A Mantova il momento centrale della mobilitazione è in programma domani, a partire dalle 19, al Ristorante La Masseria di piazza Broletto. L’obiettivo dell’incontro sarà naturalmente quello di raccogliere nuove adesioni alla proposta di legge, ma soprattutto di avviare un confronto operativo tra il mondo delle imprese e le istituzioni locali. Hanno già confermato la propria presenza i capigruppo consiliari del Comune di Mantova e diversi consiglieri regionali, insieme a commercianti e associati del centro cittadino.
E l’analisi elaborata dall’Ufficio Confesercenti sul periodo 2019-2025 restituisce un quadro particolarmente critico per il commercio virgiliano. In provincia di Mantova, le attività al dettaglio sono infatti passate da 4.031 a 3.281, con una perdita netta di 750 negozi, pari al 18,6% del totale. Secondo l’analisi, la contrazione corrisponde a 112,5 milioni di euro di valore economico svanito. Pesanti anche le conseguenze sul fronte occupazionale: sono diminuiti di 1.186 unità gli addetti, con un calo dell’11,4%. A soffrire maggiormente è stata la micro-imprenditoria familiare, con gli autonomi in diminuzione del 24,4%, pari a 1.144 persone. La situazione appare ancora più grave nel capoluogo. A Mantova città, le attività commerciali sono scese da 688 a 533, con 155 negozi in meno e una contrazione del 22,5%. La perdita di valore economico viene stimata in 23,25 milioni di euro, mentre sono scomparsi 405 posti di lavoro, pari al 22%. Il calo ha interessato sia il lavoro autonomo, diminuito del 28,7%, sia quello dipendente, sceso del 17,9%.
Il quadro mantovano risulta ancora più significativo se confrontato con quello di altre province lombarde con caratteristiche simili per popolazione e struttura economica. Nei capoluoghi, Mantova registra una perdita del 22,5% delle attività commerciali, contro il 15% di Cremona e il 13,3% di Pavia. Anche a livello provinciale il divario resta evidente: Mantova perde il 18,6% delle imprese, mentre Cremona si ferma al 13,9% e Pavia al 10,3%. Diversa anche la dinamica occupazionale. Nei capoluoghi di Cremona e Pavia il numero dei lavoratori dipendenti è cresciuto rispettivamente del 5% e del 3,6%, compensando almeno in parte la diminuzione degli autonomi.
A Mantova, invece, il saldo è negativo su entrambi i fronti, con un calo del 17,9% dei dipendenti e del 28,7% degli autonomi. «La chiusura dei negozi non è solo un dato contabile, ma una ferita che rende la città meno viva, meno sicura e più povera di servizi – conclude Guerra -. L’incontro alla Masseria vuole trasformare la preoccupazione in azione concreta: chiediamo una grande alleanza tra la politica locale e il mondo delle imprese per difendere il valore prodotto dalle nostre comunità».





























