MANTOVA – Il prezzo pagato da micro e piccole imprese manifatturiere – con consumi fino a 2.000 megawatt ora – è stato di 28 centesimi kilowatt ora nel secondo semestre del 2024, il 22,5% in più della media europea. Nei settori a maggior concentrazione di micro e piccola impresa – alimentari, moda, mobili, legno, metalli e altre manifatture tra cui gioielleria e occhialeria – in Lombardia si stima una spesa di 2,4 miliardi, 443 milioni in più dei competitor europei. In tal senso a pagare la differenza più alta è Brescia con 80 milioni. Seguono Milano (più 65), Bergamo (più 54) Mantova (più 52), Varese (più 35), Lecco (più 34), Como (più 31), Cremona (più 30), Monza (più 28), Pavia (più 20). Chiudono Lodi (più 8) e Sondrio (più 7). A “gonfiare“ il costo dell’elettricità è anche il prelievo fiscale in bolletta, più che doppio (+117,4%) rispetto a quello medio dell’Unione europea. «Numeri allarmanti, non si vede una via d’uscita. I costi dell’energia rappresentano una zavorra per le nostre imprese, ma sembra che non interessi a nessuno», sottolinea Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Lombardia. I dati elaborati dall’Ufficio studi di Confartigianato certificano infatti come i prezzi dell’energia siano aumentati del 49,8% dal 2021 a livello nazionale. In Lombardia del 52,8% a fronte di un’inflazione generale che, invece, è stata del 16,2%. «Come possono le imprese subire un rincaro tre volte superiore al carovita per il pagamento delle bollette? – si chiede Massetti -. Occorrono subito sgravi fiscali: non possiamo competere con realtà produttive che pagano il 22-24% meno di energia rispetto a noi». Lo spread, rispetto alla media dell’Unione Europea, è stato calcolato da Confartigianato in 443 milioni: a parità di produzione rispetto ai concorrenti europei le imprese lombarde hanno un extra-costo di mezzo miliardo. Nei primi sette mesi dell’anno, i prezzi al consumo dell’energia sono cresciuti in tutte le province rispetto alla media del 2021: le voci di elettricità, gas e altri combustibili sono più che raddoppiati ovunque, con Como (+54,7%) e Bergamo (+54,5%) a pagare il saldo più elevato. Preoccupa anche la frenata degli investimenti in fonti di energia green. L’analisi dei dati del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere-Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali evidenzia che, nell’ultimo anno, un imprenditore lombardo su quattro (25%) ha investito in tecnologie alternative per la produzione di energia elettrica. Ma la variazione rispetto al 2023 è negativa in sette province su dodici: Lodi (-5,4%), Brescia (-2,3%), Bergamo (-0,9%), Milano (-0,9%), Monza e Brianza (-0,7%), Sondrio (-0,6%) e Lecco (-0,2%). «Il piano “Transizione 5.0” non è decollato: i costi sono elevati e la burocrazia eccessiva rappresenta un freno – sottolinea il presidente di Confartigianato Lombardia -. Un altro trend preoccupante sul quale occorre riflettere».








































