Home Cronaca Dall’obiettivo al cuoio: la parabola di Petrit

Dall’obiettivo al cuoio: la parabola di Petrit

MANTOVA L’archivio fotografico del 1991 entra nei patrimoni di Stato in Albania, svelando il passato del calzolaio mantovano Petrit Kozeli, colui che ha prodotto le scarpe dei Papi e dei presidenti della Repubblica. Nel febbraio del 1991, mentre il regime comunista albanese crollava sotto il peso della piazza, Petrit, allora giovane fotografo di Tirana, immortalava sguardi tesi, blindati e barricate.
Pochi mesi dopo Petrit, spinto dall’urgenza di curare il figlio per un grave problema respiratorio, varcò quella stessa frontiera che aveva documentato e ricominciò da zero a Mantova. L’obiettivo lasciò il posto a lesina e martello: imparò il mestiere di calzolaio e trasformò l’artigianato in diplomazia culturale.
Da quella bottega nacque il concetto del “cammino di pace”: le scarpe tricolori per il presidente Giorgio Napolitano, le calzature ricche di simboli per papa Francesco, che gli valsero l’onorificenza vaticana di San Silvestro e i titoli di Commendatore della Repubblica e “Ambasciatore della nazione” per il governo albanese.
Un dialogo che nel 2020, in piena pandemia, divenne concretezza sanitaria con la creazione di un ponte tra i medici di Mantova e le istituzioni di Tirana. Oggi, con l’ingresso ufficiale delle sue immagini giovanili negli archivi dell’Agenzia Telegrafica Albanese, la sua vita chiude un cerchio perfetto: 1990-1991: fotografa la disperazione nelle ambasciate e il crollo del regime a Tirana; 1991: emigra per salvare il figlio e si reinventa artigiano in Italia; 2014-2022: trasforma scarpe e volontariato in un canale di dialogo tra Italia e Albania; 2026: il suo archivio fotografico torna in patria come memoria storica.