L’occidente sia compatto per evitare il crollo dell’Ucraina

A Gaza, a lato di colpi di mano tollerati, la tregua resiste e porta il presidente americano, che si gloria del risultato, a tenere il fiato sul collo di Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, perché resista nei confronti dei falchi del suo governo e non rompa la tregua. Concentriamoci sull’Ucraina in cui il presidente Volodymyr Zelensky è stretto fra due fuochi: la posizione sempre più difficile sulla città di Pokrovsk dove i russi continuano l’avanzata, e costretto a guardare dietro le scrivanie, dove l’ennesimo scandalo corruzione scuote il governo e il presidente Zelensky che cerca di serrare le fila e trovare una soluzione a un caso che non riguarda solo il presente ma anche il futuro dell’Ucraina. Senza il rispetto di parametri stretti e la corruzione fra questi è il principale, l’ingresso in Europa rischia di complicarsi non poco. Se sul campo di battaglia si sta convincendo che vanno lasciate ai militari le decisioni, perché Mosca avanza grazie ad una forza di quasi 150 mila uomini – stime del capo di stato maggiore ucraino generale Oleksandr Syrskyi – e Kiev è in difficoltà nel disporre dei cinquantamila soldati difensori originari e dovendo rimpiazzare caduti e feriti si vede costretta a sguarnire altre zone del fronte difese ormai soltanto dai droni; si aggrava pure il problema delle diserzioni e delle fughe all’estero di giovani in età di leva. “Abbiamo grossi problemi per quanto riguarda soldati e risorse umane” ammette il sindaco di Kiev , Vitali Klitschko, ciò è in parte dovuto ai ripetuti rifiuti di Zelensky e del governo di abbassare l’età di leva sotto i 25 anni, ma, anche, dal flusso di giovani tra i 18 e i 25 anni in fuga verso l’Europa dove, solo lo scorso settembre, sono stati accolti circa 79 mila ucraini, molti dei quali vicini all’età di leva. Ciò potrebbe portare l’Ucraina a chiedere all’Occidente per difendersi oltre alle armi anche soldati. La situazione per Zelensky si fa oltremodo difficile perché potrebbe attenuarsi la volontà degli ucraini di reagire alle persistenti azioni di attacco dell’invasore russo e creare il crollo della popolarità di Zelensky che ora secondo gli ultimi sondaggi è al 70%. Al disastro di Pokrovsk si aggiunge il malcontento per i black out causati dai continui raid russi sulle strutture energetiche del Paese. Raid che ora fanno sentire tutto il loro peso. Mentre la popolazione vive al freddo e al buio la Procura anti – corruzione indaga sulle tangenti distribuite con i proventi del martoriato settore energetico. Un’indagine che la scorsa settimana ha portato alle dimissioni della ministra dell’Energia, Svitlana Grynchuk, del responsabile della Giustizia, German Galushchenko e del direttore esecutivo della sicurezza energetica, Dmytro Basov.

Fatto dai pesanti contraccolpi politici che dimostrano come guerre e ristrettezze non impediscano agli uomini di Zelensky d’incassare mazzette e tangenti. E’ nella logica del confronto, l’Ucraina non può vincere la guerra e la Russia non la può perdere e siamo allo stallo che aggrava il disastro ed aumenta la perdite di uomini e mezzi, compresi i civili. Dopo tre anni di guerra la diplomazia deve riunire i contendenti con serie proposte che portino al cessate il fuoco. Donald Trump ha fasi alterne nei confronti di Putin, dalle “sfuriate” per la trattative che non decollano passa alla calma per concentrarsi solo sul Medio Oriente. L’Europa, invece, sembra stanca e disunita, i bilanci dei vari Stati sono in difficoltà e gli interventi languono. Ma l’Europa, l’Occidente non possono tirarsi indietro per non perdere la faccia. Soprattutto non possono darla vinta a Putin con il tracollo dell’Ucraina, dimostrando di essere deboli, tanto che l’invasore potrebbe essere portato a proseguire nella sua politica di aggressione nei confronti dei Paesi europei. La posta in gioco anche per gli occidentali è altissima, quindi l’Occidente non può apparire lontano da Kiev in questo momento in cui gli ucraini sono sottoposti al massimo delle difficoltà.