MANTOVA È accusato di reiterati palpeggiamenti perpetrati ai danni della figlia, all’epoca 14enne, della propria allora convivente. A giudizio con rito abbreviato, per l’ipotesi di violenza sessuale, si è così ritrovato un 50enne residente in provincia. La presunta vittima delle molestie, costituitasi parte civile al processo, era già stata escussa con un’audizione protetta in sede di incidente probatorio durante la fase delle indagini preliminari, quando nella circostanza aveva confermato le contestazioni nei confronti dell’ex convivente della madre e risalenti all’estate del 2021. Una ricostruzione secondo la difesa dell’imputato connotata da diversi punti lacunosi, ma che comunque aveva portato il pubblico ministero a richiedere, e quindi ottenere, il rinvio a giudizio dell’uomo. Stando al racconto della presunta vittima, infatti, il 50enne in almeno un paio di occasioni le avrebbe messo le mani addosso, toccandola in un caso sulle natiche e in un altro sul seno. Lo scorso autunno, nel corso della seconda udienza preliminare innanzi al gup Maria Silvia Siniscalchi, si era quindi tenuto l’esame dell’imputato. Un’audizione in cui l’accusato aveva quindi respinto ogni addebito a lui ascritto, asserendo di non aver mai palpeggiato la ragazza, con cui al contrario avrebbe instaurato nel tempo una sorta di rapporto da padre putativo.
Se di sfioramenti o toccamenti si sia mai trattato così come inteso nel capo d’imputazione, aveva ribadito il 50enne, questi sarebbero stati del tutto involontari e senza secondo fini alla stregua semmai di mero rimbrotto affettuoso. Versione questa suffragata dalla difesa ieri in seduta di discussione, con relativa proposta d’istanza assolutoria. Di diverso avviso invece il pubblico ministero che per l’accusato ha di contro avanzato una condanna, diminuita di un terzo per il rito scelto, pari a quattro anni di reclusione. Sentenza fissata per il prossimo 11 febbraio.







































