Con una produzione di 1,46 milioni di tonnellate di risone, l’Italia è il primo produttore in Europa, con volumi che rappresentano il 54,3% dei volumi dell’Ue-27. Eppure, denuncia Coldiretti Mantova, le risaie italiane sono a rischio. Compresi i circa 1.200 ettari di riso coltivati nella nostra provincia.
A lanciare l’allarme, ancora una volta, è Coldiretti, che nei giorni scorsi insieme e Filiera Italia ha inviato una lettera ai Commissari europei al Commercio, Maros Sefcovic, e all’Agricoltura, Cristophe Hansen, in merito al negoziato in corso tra l’Ue e la Tailandia, che potrebbe concludersi entro l’anno. Un accordo che potrebbe affossare le risaie italiane.
“Le nostre aziende agricole – si legge nella lettera di Coldiretti – vivono una fase di drammatica criticità, caratterizzata dal crollo dei prezzi all’origine, con cali strutturali che superano il 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e dalla pressione insostenibile delle importazioni da Paesi terzi. L’accesso preferenziale al mercato europeo già concesso a dazio zero ad altre nazioni, come Cambogia e Birmania, attraverso regimi come l’Everything But Arms (EBA) ha dimostrato quanto l’apertura indiscriminata possa destabilizzare il mercato interno, erodendo la redditività dei produttori europei e mettendo a rischio la tenuta della filiera”.
Il quadro rischia di compromettere la produzione italiana, alle prese anche con criticità legate ai cambiamenti climatici (la disponibilità di acqua ) e da mercati che hanno vissuto una fase di assestamento così profonda da compromettere gli equilibri economici.
In una simile condizione di fragilità, denunciano Coldiretti e Filiera Italia, il potenziale impatto del mercato thailandese rischierebbe di sferrare il colpo di grazia al settore, anche in considerazione del fatto che il Paese asiatico è già il terzo importatore di riso in Italia. “Parliamo di uno dei giganti mondiali del mercato del riso, con produzioni superiori ai 30 milioni di tonnellate e un potenziale di 8 milioni di tonnellate di esportazioni annue ottenute con standard ambientali, sociali, fitosanitari e di sicurezza alimentare nettamente inferiori a quelli europei. La concessione anche di quantità minime di importazioni a dazio agevolato avrebbero effetti devastanti sul comparto produttivo europeo e in primis italiano in quanto si andrebbero a sommare alle concessioni già riconosciute attraverso altri accordi commerciali come il Mercosur”.
“Bisogna applicare immediatamente il principio di reciprocità in tutti gli accordi commerciali internazionali e fare in modo che il riso venga formalmente riconosciuto come ‘prodotto sensibile’ e venga totalmente escluso dall’ambito di liberalizzazione e da qualsiasi concessione tariffaria nel quadro dell’accordo Fta tra Ue e Thailandia – dichiara il presidente di Coldiretti Mantova, Fabio Mantovani -. Chi vuole vendere riso in Europa deve produrlo rispettando gli stessi standard ambientali, fitosanitari e sociali imposti ai produttori europei: non possono esistere due pesi e due misure. Accettare distorsioni nella concorrenza rischiano di compromettere il futuro del riso italiano”.
Import-export riso italiano: i numeri. Nel primo trimestre del 2026 l’Italia ha importato 82.485 tonnellate di riso, con una crescita del 29,1% su base tendenziale. Fra i principali fornitori ci sono Pakistan, India, Tailandia, Cambogia, Birmania, Vietnam, ma anche Francia, Grecia, Paesi Bassi.
In flessione l’export di riso italiano, giù dell’8,8% rispetto al primo trimestre 2025 e fermatosi complessivamente di poco sopra le 173mila tonnellate.




























