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Siem–Tea, Beduschi sfida Palazzi: “Fuori i documenti, o alle Grazie a piedi: il 95% non è mai stato negli atti”7

Anche l’assessore regionale Alessandro Beduschi ribadisce punto per punto la propria ricostruzione, contestando quella che definisce una narrazione «strumentale» dei fatti. «Mi piace che le cose siano corrette e giuste, per questo sfido Mattia Palazzi a dimostrare ciò che dice», afferma Beduschi. «Il 95% non compare in nessun atto ufficiale: né nel progetto di fusione, né nelle delibere, né nelle comunicazioni inviate ai Comuni. Se qualcuno mi porta un documento in cui quel numero è scritto su atti inviati ai comuni , chiederò scusa pubblicamente, camminando fino alle Grazie. Al contrario, sarò io a seguire, in bicicletta, la camminata fino alle Grazie del sindaco Palazzi». L’assessore respinge anche l’accusa di essere il promotore della cosiddetta “fronda” contro il centrosinistra: «La “fronda” non nasce dieci anni fa, come sostiene Palazzi, ma prima, in tempi non sospetti, quando a Mantova governava il sindaco Nicola Sodano, espressione del centrodestra. La fronda è nata allora, per l’insoddisfazione sull’analisi dei costi, sull’economicità del servizio e sulla trasparenza di Tea». Secondo Beduschi, il nodo centrale della mancata fusione resta il cambio delle regole in corsa: «Nel progetto di fusione si scrive di “sostanziale totalità”, una formula volutamente ampia. Nelle assemblee pubbliche si è sempre fatto riferimento a voce all’80% come soglia di sostenibilità. Il 95% è comparso scritto solo all’ultimo momento, in modo unilaterale, da parte di una delibera del Comune di Mantova». Beduschi contesta anche la lettura “superficiale” sui costi del servizio e sugli impianti, richiamando quanto contenuto negli stessi documenti di TEA: «È singolare che Palazzi definisca la mia un’analisi superficiale quando è la stessa TEA, nei documenti del progetto di fusione e del piano industriale, ad ammettere che nel breve periodo le tariffe sono più alte a causa dei costi dei trasferimenti esterni, dovuti alla mancanza di impianti di chiusura del ciclo dei rifiuti». Un passaggio che, sottolinea l’assessore, «è scritto nero su bianco e non può essere ignorato». E chiede a Palazzi: «come mai nei suoi dieci anni di mandato, e in tutti gli anni in cui il Pd ha governato, non si è mai attivato per fare impianti efficienti e vantaggiosi di valorizzazione dei rifiuti. Se ne accorge oggi e queste sue amnesie le paga il bravo cittadino?». Tornando ai dati ufficiali, Beduschi precisa: «Guardiamo i numeri ISTAT: le province di Lecco, Sondrio e Lodi non dispongono di impianti di chiusura del ciclo, eppure applicano TARI inferiori rispetto a Mantova. Tradotto: i cittadini mantovani sono più virtuosi, alla stessa condizione di mancanza di impianti di chiusura, eppure pagano di più in bolletta. Non è la mia analisi a essere superficiale, ma la narrazione secondo cui le tariffe elevate sarebbero inevitabili: se TEA non è competitiva sul mercato non è colpa mia». Da qui la conclusione: «Si continua a evocare il rischio per i lavoratori per coprire una gestione che da anni non investe sugli impianti e sulla competitività. I cittadini continueranno a pagare tariffe più alte finché il Comune di Mantova, socio di maggioranza, non uscirà da una logica padronale e non avvierà una vera pulita collaborazione industriale con il territorio». E lancia la sfida: «Mettiamo gli atti sul tavolo. È l’ultima volta che intervengo in una vicenda, che rimane stucchevole se non viene chiarita nelle sue responsabilità. Se esiste un documento in cui il 95% era previsto fin dall’inizio, lo si mostri. Altrimenti Palazzi abbia il coraggio di ammettere agli altri Comuni (che hanno ceduto a Tea in buona fede il loro piano industriale) che quella soglia è stata introdotta dopo». Abb