Manon Lescaut di Giacomo Puccini, dramma lirico in quattro atti su libretto di Luigi Illica, Marco Praga, Domenico Oliva da Histoire du Chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut di Antoine François Prévost, va in scena venerdì 20 marzo alle ore 20.00 (recite domenica 22 ore 15.30, giovedì 26 e sabato 28 marzo ore 20.00) nel nuovo allestimento coprodotto da Festival Puccini, Teatro Petruzzelli di Bari, Teatro Regio di Parma, Teatro Nazionale dell’Opera di Bucarest, Teatro Nazionale Croato Ivan Zajc di Fiume, con regia, scene, costumi, luci di Massimo Pizzi Gasparon Contarini, coreografie di Gheorghe Iancu riprese da Letizia Giuliani e il Balletto di Venezia. Francesco Ivan Ciampa dirige la Filarmonica di Parma e il Coro del Teatro Regio di Parma, maestro del coro Martino Faggiani.
Protagonisti Anastasia Bartoli, al debutto nel ruolo di Manon Lescaut, Luciano Ganci (Renato Des Grieux), Alessandro Luongo (Lescaut), Andrea Concetti (Geronte di Ravoir), Davide Tuscano (Edmondo), Saverio Pugliese (Un lampionaio / Il Maestro di ballo), Arlene Miatto Albeldas* (Un musico), Eugenio Maria Degiacomi (Un oste / Il Comandante di Marina), Cesare Lana (Il Sergente degli Arcieri) e le Madrigaliste Alessandra Maniccia, Giulia Gabrielli, Giulia Zaniboni, Lorelay Solis, Ewa Maria Lusnia, Laura Rivolta, Maria Vittoria Primavera, Gloria Petrini. *già allieva di Accademia Verdiana.
“Manon Lescaut è il primo successo di Giacomo Puccini, dichiara Alessio Vlad, direttore artistico del Teatro Regio di Parma. Manon, che nell’imperfezione della forma trova la sua identità di capolavoro assoluto. La prima a Torino precede di otto giorni quella di Falstaff a Milano. L’ultimo capolavoro di Verdi e il primo di Puccini, in modo antitetico, avviano il melodramma alle rivoluzioni del linguaggio che segneranno il nuovo secolo. Fedele D’Amico la definiva come un Tristano italiano, istintivo, senza implicazioni cosmiche. In realtà è un’opera che rompe violentemente tutti gli schemi che l’avevano preceduta. Nella storia del melodramma rappresenta, infatti, lo spartiacque tra una concezione romantica e idealizzata dell’amore e una rappresentazione dei sentimenti e della vita che, in modo del tutto nuovo, trova le sue ragioni nella negazione di qualunque principio etico. L’amore non è più il simbolo di valori morali, come era stato nelle opere di Verdi, ma è un elemento a sé stante. Elemento che si identifica, senza mezze misure, in un istinto che in quanto tale non ammette mediazioni ma che genera una passione la cui forza distrugge l’individuo e sovverte un ordine sociale. Passione che si riflette in una musica dominata da un’espressività estrema e travolgente, filtrata da quello straordinario controllo della materia musicale che da allora in avanti caratterizzerà tutta la produzione di Puccini”.
“Il debutto nel ruolo del titolo di Anastasia Bartoli, la cui personalità si sta imponendo sempre più nel panorama lirico internazionale, costituisce senza dubbio motivo di forte interesse. Così come la presenza di Luciano Ganci che affronta uno dei ruoli più impervi di tutto il repertorio pucciniano. Francesco Ivan Ciampa torna al Teatro Regio, dopo il successo del Trovatore del Festival di due anni fa, mentre lo spettacolo di Massimo Gasparon è il frutto della collaborazione tra il Festival Puccini e Teatri italiani ed esteri”.








































