Mantova «Non un semplice libro, ma un pezzo di storia di Mantova». Così l’assessore comunale allo Sport Stefano Simonazzi ha battezzato Non ho sentito la campana, l’atteso volume che ripercorre gli anni più intensi di Fabrizio Lori, scritto di suo pugno dall’ex presidente del Mantova. Gli anni gloriosi in cui Lori ha rilevato l’Acm e l’ha portata a un soffio dalla Serie A. Ma anche gli anni del fallimento, e quelli del carcere. Il volume (120 pagine, 24 euro), edito dallo stesso Lori, sarà disponibile nelle librerie da martedì. Il giorno prima, lunedì alle ore 19, verrà presentato al Parco Te in un grande evento aperto a tutti.
Ieri, alla presenza di Simonazzi e dello stesso Lori (che per l’occasione ha voluto indossare la maglia del Mantova), c’è stata una sorta di anteprima per la stampa. L’ex patron biancorosso ha ringraziato il Comune per il patrocinio. E l’amica Francesca, che l’ha aiutato a mettere nero su bianco 20 anni di vita. «Volevo farlo da tempo – ha confessato Lori – , ma avevo un blocco. Una mattina mi sono deciso: ho comprato un quaderno e in 20 giorni ho scritto tutto. Di getto. Ne avevo bisogno e sono felice del risultato». Tra i presenti all’anteprima, i figli Dario e Antonio; e l’amico Giambattista Tirelli (ex vicepresidente del Mantova), con cui si reca spesso e volentieri al Martelli a seguire i biancorossi. Lori ha ricordato il compianto Giulio Giovannoni e spiegato le ragioni che lo hanno portato a presentare pubblicamente il libro: «Volevo fare una festa per ringraziare i tifosi, che mi hanno sempre voluto bene e continuano a farlo». «Non a caso – gli ha fatto eco Simonazzi – abbiamo deciso di organizzare l’evento di lunedì al Parco Te, sotto la mitica curva del Martelli. È un luogo iconico. I tifosi hanno sempre riconosciuto a Fabrizio un amore viscerale per la maglia del Mantova, per la squadra, per la città. Non tutti i presidenti riescono a trasmetterlo come ha fatto lui. Questo è uno dei suoi meriti».
Un po’ a sorpresa, ci è scappato l’invito all’attuale presidente del Mantova, Filippo Piccoli. «Mi farebbe piacere che venisse», ha confidato Lori. Trovando ancora l’appoggio di Simonazzi, che ha aggiunto: «Non deve esistere nessuna contrapposizione tra i due. Il Mantova di Piccoli ci sta facendo sognare, esattamente come fece il Mantova di Lori. Anzi, credo ci sia un filo che li lega: senza il Mantova di Lori non ci sarebbe quello di Piccoli».
Qualche curiosità sul libro. Lori ha spiegato il senso del titolo: «Nel gergo pugilistico, se non suona la campana significa che il match non è finito. Il pugile che è a terra può rialzarsi e continuare a combattere. La mia campana è stata quella del carcere. Non ha suonato e sono ancora qui, a combattere. Per la vita». Lori ha affermato che il capitolo più facile da scrivere si è rivelato proprio quello dedicato ai duri mesi del carcere: «Nel ripercorrerlo mi sono liberato». Quello più difficile? «La partita di Torino. Perchè ho cercato di spiegarla senza incorrere in querele».
Oggi Fabrizio Lori è «un papà sereno», che si gode la sua Accademia con i ragazzi disabili, «che non vedono l’ora che arrivi domenica per giocare». Anche lui attende impaziente lunedì. Per riabbracciare i suoi amatissimi tifosi, sotto la curva che tante gioie gli ha regalato.





























