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Oncologia femminile in Europa: innovazione, equità e nuovi bisogni

BRUXELLES (ITALPRESS) – Si è tenuto presso il Parlamento europeo l’evento “Oncologia femminile in Europa: Innovazione, equità e nuovi bisogni”, in concomitanza con la Gender Equality Week, la settimana che il Parlamento dedica ogni anno ai diritti delle donne e alle politiche di parità. L’iniziativa, che ha riunito rappresentanti delle Istituzioni europee, delle agenzie regolatorie del farmaco, della comunità clinico-scientifica, delle associazioni di pazienti e delle imprese del settore, ha portato nell’agenda europea i bisogni ancora aperti delle donne con tumore e le condizioni necessarie a garantire la continuità della ricerca oncologica, con una concezione ampia di oncologia femminile che comprende anche le neoplasie non tradizionalmente associate alla donna.
Un primo ambito di confronto ha riguardato la prevenzione e la diagnosi precoce, primo asse di Europès Beating Cancer Plan, da cui dipendono in misura decisiva gli esiti di salute. Ne è emersa una conseguenza spesso trascurata nel dibattito sull’accesso: l’innovazione non si riduce al farmaco, ma comprende anche gli strumenti diagnostici e di profilazione che permettono di individuare tempestivamente la patologia e di scegliere il trattamento appropriato.
“Dalla prospettiva della European Society for Medical Oncology, che ormai si posiziona sempre più come una società scientifica globale, la priorità è la valutazione del beneficio clinico dell’innovazione e le politiche di accesso. Gli strumenti ESMO, come la scala del beneficio clinico, possono aiutare a riconoscere le terapie di maggior valore e garantirne accesso prioritario. E’ dunque essenziale che i sistemi sanitari rendano disponibili i farmaci e i test necessari in modo tempestivo ed equo” ha spiegato Giuseppe Curigliano, Presidente eletto di ESMO.
Nel tumore della mammella, la discussione ha richiamato anche il valore della prevenzione terziaria: ridurre il rischio di recidiva significa proteggere nel tempo la salute e la qualità di vita delle donne, contribuendo a prevenire il ritorno della malattia, spesso in fase metastatica, e a ridurne l’impatto sul sistema sanitario e sulla società.
Ampio spazio è stato dedicato alla qualità di vita delle pazienti, dimensione riconosciuta in linea di principio ma che non sempre si traduce in indicatori, percorsi e risorse dedicate: accanto alla sopravvivenza, le pazienti misurano l’esito delle cure sulla possibilità di continuare a lavorare, mantenere relazioni e progettare il proprio futuro. Un ruolo specifico spetta in questo quadro alla psiconcologia, come ricordato da Bianca Balti durante l’evento, poichè il peso emotivo della malattia accompagna le pazienti e le loro famiglie ben oltre la fase acuta. E’ una dimensione che si estende dal trattamento alla fase successiva, al rischio di recidiva che non si esaurisce con gli anni di terapia adiuvante.
“Quando arriva una diagnosi ci si accorge che il bisogno non è soltanto di terapie, ma di non sentirsi sole: il supporto psicologico e la psiconcologia non sono un servizio accessorio, bensì una parte sostanziale del percorso, per le pazienti e per chi le accompagna, a cominciare da chi se ne prende cura, spesso a sua volta una donna. Raccontare la propria esperienza serve anche a questo, a diventare un punto di riferimento per chi sta attraversando la stessa cosa e non sa a chi rivolgersi” ha raccontato Bianca Balti, fondatrice di Mind Your Cancer ETS.
Il confronto si è infine concentrato sull’equità di accesso e sulle condizioni per la ricerca in Europa.
L’iniziativa ha adottato una concezione ampia di oncologia femminile, estesa sia al tumore della mammella e ai tumori ginecologici sia alle neoplasie che interessano entrambi i sessi ma pesano percentualmente in modo maggiore sulle donne. E’ stato rilevato come la ricerca non rappresenti un costo accessorio, ma un investimento capace di generare salute, competenze e valore, e come questa eccellenza non possa essere data per acquisita: tempi certi, regole prevedibili, infrastrutture adeguate e collaborazione stabile tra istituzioni, mondo accademico, clinici e imprese sono i presupposti per mantenere competitive Italia ed Europa.
“Essere donna incide ancora sul modo in cui un tumore viene diagnosticato e curato. Le donne restano ancora sottorappresentate negli studi clinici, e sappiamo che il sesso incide sulla risposta ai trattamenti, come nel caso dell’immunoterapia. Occorre dunque ridurre tutto ciò che ostacola una presa in carico tempestiva delle pazienti, la quale non passa soltanto attraverso lo screening in senso largo, ma deve bensì tenere conto delle esigenze specifiche delle donne. L’obiettivo è abbattere le barriere di ogni tipo, medico, sociale o economico, che ancora limitano l’accesso delle pazienti alle cure” ha sottolineato Valentina Guarneri, Presidente di Women for Oncology Italy.
L’iniziativa, realizzata con il contributo non condizionante di AstraZeneca, Novartis Italia, Bayer Italia e Daiichi Sankyo Italia, ha quindi confermato che la necessità oggi è rendere l’innovazione sostenibile in Europa, accessibile ed equa, affinchè le future politiche sanitarie, industriali e farmaceutiche tutelino la ricerca oncologica e la presa in carico delle pazienti lungo l’intero percorso di cura.
-foto ufficio stampa Esperia Advocacy –
(ITALPRESS).