MANTOVA – «A preoccupare i mantovani non ci sono solo i costi dei rifiuti urbani che fanno di Mantova una delle città con la Tari più alta della Lombardia nonostante il primato del capoluogo che con l’84,7% della raccolta differenziata risulta essere il più virtuoso a livello regionale. Ad impensierire il portafoglio dei cittadini ci sono anche le spese per l’acqua che negli ultimi anni hanno subito aumenti record nelle bollette trasmesse da Aqa, società controllata da Tea Spa», afferma Pierluigi Baschieri, capogruppo Forza Italia.
«In meno di vent’anni – continua – siamo passati da una spesa media di 196 euro sostenuta da un’utenza-tipo (150 metri cubi/anno) nel 2007 ai 393 euro del 2025. I veri rincari per l’acqua si sono visti dopo il Covid, dal 2022 ad oggi quando Aqa ha aumentato le tariffe del 29,8% a fronte degli investimenti sostenuti per il miglioramenti dell’efficienza della rete idrica locale. Un salasso per le famiglie mantovane, siamo di fronte agli aumenti più alti mai applicati negli ultimi anni dalla società pubblica che gestisce il servizio idrico di tanti comuni della provincia suddivisi in quattro bacini e prossima a diventare il gestore unico del servizio idrico integrato. Aumenti che sembrano destinati a non arrestarsi tanto che la tariffa dell’acqua per il 2026 è destinata a raggiungere i 427 euro per singolo nucleo familiare (+ 7,97%) come già preannunciato dal Piano d’Ambito. Rincari oltre il 100 per cento in meno di vent’anni, nemmeno il valore dell’oro è salito così tanto. In Lombardia solo Brescia e Lecco presentano tariffe più elevate di Mantova. Se è vero che il nuovo metodo per la determinazione della tariffa dell’acqua imposto dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) favorisce la spesa per investimenti delle società idriche per ridurre sempre più l’impatto ambientale e soluzioni innovative, è anche vero che la rete idrica mantovana risulta essere una delle più efficienti tra i capoluoghi lombardi e il suo ammodernamento potrebbe tranquillamente essere programmato su un numero maggiore di anni. Nemmeno l’Impero Romano è stato costruito in cinque anni. Tutta questa ansia ecologica per ammodernare la rete idrica sta pesando solo sulle spalle dei contribuenti che tra spese di acquedotto, depurazione, fognatura ed oneri di depurazione faticano ad orientarsi. Ci manca solo che i cittadini inizino a centellinare l’acqua come l’energia e il gas. Preme ricordare che il servizio idrico è tornato completamente pubblico dopo il referendum del 2011 in cui gli italiani hanno abrogato la norma che consentiva di affidare la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica a soggetti privati scelti a seguito di gara ad evidenza pubblica. Anche se l’ultima parola sulle tariffe è della Provincia, invito il sindaco Palazzi e l’assessore all’ambiente Murari a stabilizzare la tariffa idrica, d’altronde AqA non è altro che una partecipata in mano a Tea Spa, società di cui il comune di Mantova detiene oltre il 71% del capitale sociale ed è in grado di influenzarne ogni indirizzo economico e politico. Serve una tregua idrica per tutelare i consumatori in questo regime di monopolio».










































