MANTOVA C’era anche Giuseppe Magalini, domenica scorsa al Martelli, ad osservare e applaudire il Mantova per la vittoria sulla Samp. L’ex direttore sportivo biancorosso, artefice del duplice salto dalla C2 alla B (fin quasi alla A) dell’epoca Lori-Castagnaro, riconosce l’ottimo lavoro della società di viale Te e di mister Modesto. «È sotto gli occhi di tutti – afferma Magalini – : in questo momento il Mantova è una squadra difficile da affrontare per tutti. Sta bene fisicamente e mentalmente, ha assimilato bene le idee dell’allenatore. Tutto quello che ha raccolto finora non è frutto degli episodi, ma di prestazioni di alto livello».
Cosa le piace di questo Mantova?
«C’è un bel lavoro alla base. Tolto Gliozzi, sono stati presi giocatori giovani funzionali al gioco di Modesto. Giovani che l’allenatore sta facendo crescere».
Tutti si chiedono quanto durerà questo stato di grazia…
«Non possiamo saperlo. So solo che il Mantova ha un’identità. E quella non si perde lungo il cammino».
Tra gli acquisti dell’ultimo mercato, c’è un giocatore che le piace particolarmente?
«Come dicevo, a parte Gliozzi, non possiamo dire che il Mantova abbia puntato su nomi di grido. La priorità era consegnare a Modesto giocatori che interpretassero bene il suo calcio. Se proprio devo fare un nome, vedo buone prospettive per Silva. Fermo restando che ho un debole per Benaissa».
Ruocco l’ha stupita?
«Ecco l’esempio di un calciatore che è cresciuto tanto nell’ultimo periodo. Non è il numero dei gol, ma il “come” li fa: quando uno segna in acrobazia, come ha fatto lui a Cesena, significa che ha raggiunto una condizione fisica e mentale importante».
A proposito di singoli: dopo un’estate passata a sfogliare la margherita, Trimboli è rimasto…
«Sono contento. Lui è il termometro della squadra. La società l’ha promosso capitano, lo considera una pedina fondamentale. Lui qui si sente realizzato e quindi ha fatto bene a rimanere».
Condivide la politica societaria di Piccoli?
«Certamente. Anzi, penso che in una realtà come Mantova si debba lavorare solo così: in maniera virtuosa, valorizzando i giovani, investendo nelle strutture e consolidando di anno in anno la società».
Lo sa che i biancorossi hanno eguagliato la partenza del “suo” Mantova del 2005? Che differenze ci sono tra quella squadra e questa?
«Tempi completamente diversi e non paragonabili. L’unica cosa che li lega è l’entusiasmo della gente. Era fortissimo allora e lo è anche oggi. Se si manterrà a questi livelli, ci sono tutti i presupposti per una buona annata».
Ovvero?
«Parte sinistra della classifica. Posizioni alte».
Domenica al Martelli arriva il Pisa…
«Squadra ben allestita, ma in difficoltà. È un’altra occasione per il Mantova. Bisogna approfittarne».
Da addetto ai lavori di lungo corso: qual è la squadra più forte del lotto? I più indicano il Palermo…
«Per me invece è il Verona. Non ha cominciato bene, ma ha tutto per risalire la classifica. Ovviamente il mio cuore è biancorosso e, quando ci sarà il derby, tiferò Mantova».
E Magalini? Quando tornerà in pista?
«Spero presto. E vorrei farlo in una realtà ambiziosa, in linea con quanto ho raccolto in tanti anni di carriera. Ho voglia di rimettermi in gioco».





























