Home Top-Cronaca Mercosur, anche una risposta a Trump?

Mercosur, anche una risposta a Trump?

La firma che Ursula Von der Leyen a nome dell’Unione europea metterà in Paraguay il 17 gennaio aprirà con l’America del Sud un mercato di libero scambio da 700 milioni di consumatori. Pur permanendo perplessità nel mondo agricolo europeo sollevate dal “principio di reciprocità”. Ciò che sta portando gli agricoltori ad occupare le vie cittadine con i loro trattori in segno di protesta. L’Europa si trova davanti ad una strada che va percorsa per evitare danni e cogliere i vantaggi di un accordo che ha preso le mosse un quarto di scolo fa e oggi diventare operativo grazie al SI dell’Italia, che fa scattare con la sua adesione la maggioranza qualificata dei Paesi europei portando alla sottoscrizione. Mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato il voto contrario della Francia sull’accordo Mercosur, malgrado il riconoscere “progressi incontestabili”, che vanno attribuiti alla “Commissione europea”. Strada che presuppone di disinnescare la spirale di mancata reciprocità con più integrazione, confermando regole comuni e alleanze commerciali che riducano le dipendenze strategiche e creino interdipendenze cooperative. E’ in questa prospettiva che va interpretato l’accordo Ue – Mercosur (prossimo alla firma) come tassello di una risposta europea a un mondo che si chiude. Aprire i mercati potrebbe significare, anche, importare concorrenza costruita su standard più bassi, soprattutto in agricoltura e lungo le filiere legate all’uso del suolo. Per questo l’Europa lo strumento per eviralo ce l’ha dentro lo stesso accordo con il rafforzamento del capitolo di sostenibilità, con il richiamo agli Accordi di Parigi e gli impegni espliciti su deforestazione, oltre ai meccanismi di consultazione e soluzione delle controversie. Sull’accordo di libero scambio la voce di Coldiretti – Filiera Italia: “Garantire il reciproco rispetto delle regole nella produzione agricola”. L’Italia aveva chiesto ed ottenuto per garantire il sistema agricolo italiano ed europeo, tra le altre cose, l’adozione di un meccanismo di salvaguardia contro le perturbazioni che l’apertura dei mercati avrebbero potuto creare. E le autorità europee avevano fissato la soglia di entrata in azione di questo meccanismo qualora i prezzi fossero scesi dell’8%. Si chiede ufficialmente e si conta di ottenere, che la soglia scenda al 5% così come anche il Parlamento europeo, che esprimerà il voto finale, aveva indicato. Da un lato, l’accordo è per l’Italia favorevole all’industria esportatrice perché il Mercosur è un mercato grande e ancora protetto da dazi elevati su molti prodotti europei. Dall’altro lato, c’è la difesa della la qualità agroalimentare e la

tutela delle denominazioni: l’accordo protegge le “Indicazioni Geografiche” europee e cita esplicitamente esempi italiani come Prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano e Prosecco. Qui il guadagno maggiore è dovuto alla difesa del valore che si espliciterà in minori imitazioni e quindi meno concorrenza sleale, conseguentemente la possibilità di mantenere i prezzi. Roma, già candidata dal governo, chiede di avere la sede dell’Autorità doganale europea, avendo il primato della sicurezza alimentare e di prevedere fin da subito controlli al 100 per cento degli alimenti provenienti dal Mercosur e da aree a rischio. Nel frattempo, attenzione alle notizie che arrivano dall’altra parte dell’Atlantico: il deficit commerciale americano è calato in ottobre del 39% a 29,4 miliardi di dollari. Si tratta del livello più basso da gennaio 2009. Le esportazioni sono aumentate del 2,6% a 302 miliardi di dollari, mentre Le importazioni sono, invece, diminuite del 3,2% a 331,4 miliardi di dollari.

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