MANTOVA – Piazza Castello ha ospitato lo scrittore Antonio Scurati intervistato da Marcello Fois. Dopo il grandissimo successo della pentalogia dedicata alla figura di Mussolini, Scurati ci tiene a sottolineare la sua professione di romanziere. Non è assolutamente uno storico, anche se in molti lo hanno scambiato per tale. Dietro la grande opera ci sono stati mesi di studio di documenti storici, ma la cornice entro cui è stato presentato il racconto è quella del romanzo. Questa forma d’arte rende possibile il rivolgersi ad un pubblico vastissimo. Per leggere un romanzo non dovrebbe essere necessario ricorrere ad altre fonti o far parte di un particolare ceto sociale. Il romanzo è una forma d’arte assolutamente democratica, nel senso etimologico del termine. La lettura di un saggio presuppone alcune conoscenze, senza le quali risulterebbe impossibile capirne l’argomento. Il romanzo nasce come genere per le servette, persone che poco o nulla sapevano della cultura, ma che dalla lettura traevano piacere. Ed è questo l’intento dello scrittore veneziano, rivolgersi a tutti. Nel nostro paese ultimamente risulta problematico trattare di alcuni argomenti. Il fatto che si siano scomodate altre cariche dello Stato per prendere le distanze da quest’opera, ne determina la necessità. Scurati si definisce lui un ragazzo degli anni ‘80, spensierato, non impegnato in politica, ma antifascista per nascita e cultura. Ha sempre pensato che questo suo pensiero fosse parte di un sentire comune, ma per come si sta evolvendo la vita politica italiana, così non è. In Italia ha notato una sorta di esasperazione sia da chi ne condivide le idee, sia da chi si professa contrario. Passando da lodi eccessive a minacce personali anche molto pesanti. Il nostro paese sta vivendo un momento di eccessi e la crisi culturale che sta attraversando è sempre più palpabile. In Italia il numero di lettori è molto basso rispetto al resto d’Europa, così come anche il numero di frequentatori di cinema e teatri. Stiamo attraversando un epoca di profonda crisi culturale. Le scuole hanno un ruolo fondamentale e lo Stato dovrebbe investirci di più, per contrastare l’impoverimento culturale. Scurati sottolinea come non sia importante solo la vendita dei libri, bensì la fruizione degli stessi che può avvenire tramite la frequentazione delle biblioteche. L’importanza del ruolo che ha il romanzo è quello di parlare direttamente alle persone. Le persone si sentono protagoniste delle storie che leggono. Ne traggono giovamento e spunti di riflessione. La cultura ha sempre creato la domanda, non l’ha mai rincorsa. La democrazia culturale rende possibile proprio questa evoluzione della cultura, fare in modo che tutti ne possano godere e possano crescere grazie ad essa, dovrebbe essere uno dei focus di un paese civili e democratico.































