MANTOVA – La propaganda è un fattore comune in ogni società del mondo. In alcuni luoghi della terra, questa è più efferata ed equivoca, tanto da rendersi una sorta di pensiero unico da seguire senza possibilità di scelta. Attualmente Frank Westrman è maggiormente conosciuto come autore di libri che indagano il complesso rapporto tra uomo e animale ma tra gli anni 90 ed il 2000, è stato corrispondente dalla Russia ed ha visto l’ascesa al potere di Vladimir Putin, le cui conseguenze sono ad oggi ancora più chiare e visibile. A dialogare con l’olandese c’è Katerina Gordeeva, corrispondente di guerra russa che ha abbandonato il suo paese dopo l’annessione della Crimea nel 2014. Lo scrittore si trovava a Mosca il 31 dicembre 1999 e nei giorni a ridosso dell’ingresso nel nuovo millennio, si respirava una frizzante aria di cambiamento e svolta. In quel frangente, Boris El’cin dichiara l’attuale capo di governo il suo naturale successore. La sua venuta al potere è stata accolta con sgomento. Tra i giornalisti presenti circolava una barzelletta per cui si aspettava il venerdì per capire quale ministro sarebbe stato cacciato. Questa storiella ha smesso di evocare ilarità nel momento in cui, un venerdì come tanti, il presidente russo ha scatenato la sua ira contro la Cecenia. La scrittrice russa, che ha scelto l’esilio per allontanarsi da quale modo di fare, ha espresso a più riprese, nel corso dell’evento avuto luogo al Festivaletteratura e mediato da Nicolò Porcelluzzi, lo smarrimento per aver accettato un ex agente del KBG come guida della propria nazione. È stata attuata una manipolazione e censura tramite i mezzi audiovisivi. In tal senso, l’avvento dei social è stato da un lato un modo per incanalare un’informazione a senso unico, dall’altro sono diventati un altro metodo di repressione. Instagram, Facebook, WhatsApp, Telegram e talvolta Youtube sono bannati dal territorio russo e ciò isola ancora di più la popolazione. Questo è funzionale a fornire ai fruitori di radio e televisioni notizie rare e rarefatte. La Gordeeva ha spiegato anche un fatto interessante rispetto alla sua adolescenza. Da teenager, come la maggior parte dei suoi coetanei, si è dedicata alla lettura di “1984” di George Orwell. Allora pensava che quanto raccontato all’interno di quell’opera fosse una trasposizione letteraria di accadimenti del passato, per lo più collegati alla Seconda Guerra Mondiale. Ora la stessa sta ritrovando le stesse dinamiche nella sua terra natia. A chi dissente, seppur nulla di potenzialmente pericoloso, spetta il carcere come prigionieri politici. (gda)

































