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Festivaletteratura 2026 – “Parlare con i cattivi” Zuppi, Caracciolo e Caridi nella basilica gremita

Mantova L’improvvisa pioggia di ieri ha allagato Piazza Castello, spingendo l’organizzazione del Festivaletteratura 2026 a uno spostamento quanto mai assennato.
L’incontro dal titolo “Spezzeranno le spade e ne faranno aratri” incentrato sul dilemma tra pace e guerra si è svolto nella Basilica di Sant’Andrea, la più grande chiesa di Mantova, luogo di culto e riflessione, riempito in ogni spazio. In un confronto aperto e coinvolgente, al centro della navata la giornalista Paola Caridi ha condiviso con il direttore di Limes Lucio Caracciolo e il cardinale Matteo Maria Zuppi presidente della CEI i tanti dubbi sul presente.
«Questo – ha introdotto Caridi ringraziando per l’ospitalità il Vescovo di Mantova – è un tema che è dentro di noi, perché nessuno dimentica quello che sta accadendo tra i nostri confini e oltre. Essere oggi qui dentro ed essere così tanti per parlare più che di guerra di pace è un segno, davvero un bel segno». Il dialogo ha preso spunto dagli interventi del Papa, dalla sua attività diplomatica e dalle pratiche messe in atto dalla Chiesa per resistere alla violenza dei conflitti. Nella benedizione Urbi et Orbi datata 8 maggio 2025, papa Leone XIV (E pace sia!) ha infatti parlato per la prima volta di una pace “disarmata e disarmante”, termini che, nel gennaio di quest’anno, sono stati ribaditi nel messaggio che il Pontefice ha ideato per la Giornata Mondiale della Pace, in un discorso ricco di richiami al disarmo, fisico e spirituale, e fermo nel considerare scandaloso che “si faccia la guerra per raggiungere la pace”. Tra continui e calorosi applausi, il cardinale Zuppi ha messo in risalto come «la tecnologia sia sempre più micidiale e sempre più accessibile. Bisogna cercare una pace disarmata e invece si pensa che per la sicurezza serva il riarmo. Pensare di equiparare la pace con la guerra penso sia la cosa più grave che stiamo facendo; invece dobbiamo continuare a preparare la pace ed è qui che la diplomazia diventa necessaria per usare la parola dell’incontro, della conoscenza e che costruisca ponti. Puoi ripudiare una guerra se hai i luoghi per risolvere i conflitti e per tanti motivi non ci sono. Dobbiamo parlare con i cattivi, altrimenti ci sono solo le armi». Caracciolo ha poi evidenziato come «la pace vada costruita. Dobbiamo ricominciare a ragionare su come farla, sapendo che la premessa di ogni pace è il dialogo, il compromesso. Ognuno ha una sua opinione ma serve riconoscere nell’altro un essere umano, mentre il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha dichiarato “stiamo combattendo animali umani e agiamo di conseguenza”. Non riconoscere il volto dell’altro è alla radice del conflitto». La parola quale strumento di pace.