Home Eventi Festivaletteratura 2026 – “Il richiamo dell’abisso”: Lovecraft risuona nei sotterranei del castello

Festivaletteratura 2026 – “Il richiamo dell’abisso”: Lovecraft risuona nei sotterranei del castello

Mantova Uno spazio inusuale per una lettura fuori dai luoghi tradizionali del Festivaletteratura 2026.
È partendo da questo presupposto che trenta lettori si sono apprestati a entrare negli antri scuri dei sotterranei del castello di San Giorgio, per la prima volta resi luogo scenico di un’installazione sonora. L’appuntamento, dal titolo “Il richiamo dell’abisso: da L’orrore di Dunwich”, ha trasformato una sala sottoterra in un luogo sospeso, dove già il semplice arrivare diventava parte dell’esperienza.
«Sono di Mantova eppure solo grazie al Festivaletteratura riesco a scoprire e vedere luoghi così speciali», commentava più di qualcuno mentre prendeva posto sugli sgabelli disposti a cerchi concentrici.
È bastato poco: le luci della sera hanno avvolto la sala nella giusta penombra e le voci della Compagnia della Lettura hanno preso vita.
Con l’adattamento di luca scarlini e le musiche e i suoni di Spartaco Cortesi, si è entrati nella dimensione antica della narrazione orale, lasciandosi trasportare dal racconto degli abitanti di un misero villaggio del Massachusetts.
È qui che l’universo di Howard Phillips Lovecraft ha cominciato a insinuarsi nella mente: non con apparizioni improvvise, ma con una lenta e ininterrotta sensazione di minaccia.
In “L’orrore di Dunwich” scritto nel 1928, il paesaggio rurale del New England diventa il teatro di un orrore cosmico: le case isolate, le montagne, i boschi e le strade deserte sono custodi di una memoria più antica degli uomini; ed è qui che risiede una delle intuizioni più affascinanti di Lovecraft, secondo cui l’essere umano non occupa il centro dell’universo, ma è giusto una minuscola presenza di fronte a forze che esistevano prima ed esisteranno dopo di lui.
Tra le pagine del racconto riaffiorano così i libri proibiti, le formule arcane e il Necronomicon, il volume attribuito al folle arabo Abdul Alhazred; dentro i sotterranei di San Giorgio, però, il Necronomicon non è un oggetto letterario, ma la voce, il buio, il riverbero delle parole sulle pareti.
Lavorare in uno spazio sotterraneo significa infatti confrontarsi con una delle dimensioni più profonde dell’immaginario lovecraftiano: quella del sottosuolo come luogo della rimozione, della memoria e dell’ignoto.
Perché sotto la città conosciuta esiste un’altra città; sotto il castello, un’altra storia; sotto la realtà, forse, un’altra realtà.
Dalla valle del Miskatonic alle paludi del Mincio, nelle segrete gonzaghesche che raccolsero secoli di preghiere e silenzi per qualche decina di minuti gli spettatori sono diventati una comunità di narratori e ascoltatori, come accadeva prima che la letteratura fosse confinata alla pagina e che le immagini prendessero il sopravvento sulla parola.
Perché, nei sotterranei di San Giorgio, questa volta il Festivaletteratura non chiede solo di leggere un libro, ma invita ad ascoltare ciò che potrebbe nascondersi sotto le due pagine.