Mantova La comunicazione, si sa, è il mezzo più potente che abbiamo per poter capire il mondo che ci circonda e questa cosa vale per tutti i contesti, compreso il fenomeno della migrazione.
È per questo che il giornalista Christian Elia, assieme al collettivo “Equipaggio della Tanimar”, hanno spiegato come conoscere meglio certi termini legati alle migrazioni e a come vengono riportate le notizie all’interno di quella sfera possano aiutare a comprendere quella che è la reale situazione che molti migranti stanno vivendo (oggi più che mai anche grazie ad avvenimenti recenti come quello di Ceuta).
Ieri sera nella chiesa sconsacrata di Santa Maria della Vittoria è stato presentato il “Controdizionario del Confine” ideato da “Equipaggio della Tanimar” (rappresentato nell’affollata sala da Filippo Torre, ricercatore dell’Università di Genova specializzato in migrazione e confini, Vincenza Pellegrino, professoressa dell’Università di Parma di Sociologia Culturale, Luca Giliberti, professore di Sociologia dell’Università di Parma e Jacopo Anderlini, sociologo dell’Università di Parma) ed edito da “Tangerin” nel quale vengono raccolti i termini utilizzati dalle persone coinvolte in queste fughe per salvarsi dalle guerre del proprio Paese assieme alle testimonianze dei suddetti, in modo da aiutare il lettore a farsi un’idea più ampia di ciò che accade veramente in quelle situazioni, superando la narrazione spesso offerta da ciò che vediamo non solo dai media, ma anche dalle svariate piattaforme social e affini.
“Confrontando questi modi sociali e le terminologie legate ad esse ci siamo impegnati in una ricostruzione di un lessico che è composto dalle parole più significative usate per dare un senso a queste esperienze” ha spiegato Filippo Torre, ribadendo come questo modo di fare ricerca possa dare un punto di vista diverso a chi si affaccia a queste realtà.
Uno dei momenti chiave dell’incontro è stato anche la spiegazione del dualismo tra “capitano” e “scafista” raccontato dalla professoressa Vincenza Pellegrino, la quale dal canto suo ha voluto raccontare come il primo non sia necessariamente chi opera al soldo di organizzazioni criminali, bensì è colui che, per sfuggire dall’inferno da cui provengono lui e gli altri, si incarica di controllare una nave pur avendo altissime probabilità di affondare in mare aperto.





























