MANTOVA Comprendere il presente senza giudizio, accompagnare le coppie con uno sguardo di fiducia a riscoprire il valore del dono: sono stati i punti cardine del pomeriggio di studio promosso ieri dal Tavolo diocesano per la famiglia e le fasi di vita, nell’Aula Magna del Centro pastorale. Un confronto a più voci sulle convivenze e sulle trasformazioni culturali che attraversano il legame di coppia. La prof.ssa Emilia Palladino (Pontificia Università Gregoriana) ha aperto con una lettura sociologica: «La convivenza non è un’unione civile, né un matrimonio: è un nuovo modo di stare insieme, spesso legato a scelte culturali, affettive, economiche. Non possiamo considerarli “quelli che non vogliono impegnarsi”, ma persone che scelgono libertà e responsabilità in altre forme». Ha poi analizzato i dati della provincia di Mantova: «Nelle fasce tra i 30 e i 50 anni molti risultano celibi o nubili, ma convivono. La piramide demografica lo mostra: questi legami restano invisibili perché non registrati. Ecco perché serve un cambio di sguardo da parte delle istituzioni e della comunità». Per Palladino, l’errore è credere che la relazione si esaurisca nella sua formalizzazione: «Non possiamo più chiedere a due persone di restare insieme infelicemente solo perché lo impone una regola». Maria Cruciani, teologa morale alla Gregoriana, ha portato un contributo sul piano spirituale: «Molte coppie conviventi si sentono sposate nel quotidiano. L’etica coniugale deve partire dal dono, non dal dovere. Tenerezza, compassione e misericordia sono i tre stati affettivi che trasformano la relazione in rigenerazione reciproca». Ha invitato la Chiesa a non limitarsi a istruire, ma a far emergere la forma di Cristo già presente nel legame umano: «Anche nelle convivenze è visibile l’immagine di Dio. Non si tratta di applicare norme, ma di attivare processi di consapevolezza». Infine don Sandro Dalle Fratte ha richiamato la necessità di rendere la fede esperienza concreta: «Non sappiamo più cosa voglia dire sposarsi. Ma ogni relazione, anche fragile, è un’occasione per annunciare l’amore di Dio. Se non c’è la prospettiva del dono, ci si fa del male». Don Sandro ha insistito sull’importanza dell’accompagnamento: «Quando manca il tempo per parlarsi, la coppia si raffredda. Trascurarsi è l’inizio della fine. La comunità ha il compito di aiutare a riscoprire la bellezza dell’amore duraturo. E conclude: «Come diceva de Saint-Exupéry: “Se vuoi costruire una barca, non radunare i tuoi uomini e donne per dare loro degli ordini, per spiegare ogni dettaglio, per dire loro dove trovare tutto quello che serve. Se vuoi costruire una barca, fai nascere nel cuore dei tuoi uomini e donne il desiderio del mare”».





































