MANTOVA – Mattone per mattone, o meglio goccia per goccia, ha preso forma negli anni “Porto Catena Masterplan”, la ricerca progettuale per la riqualificazione del patrimonio storico, urbano e architettonico dell’area di Porto Catena. Presentata ieri nell’ex chiesa della Madonna della Vittoria, nasce dal protocollo d’intesa tra Politecnico di Milano – Polo territoriale di Mantova, Comune e Provincia di Mantova e Ance Mantova, con l’obiettivo di delineare scenari di trasformazione per uno degli spazi più significativi ma ancora incompiuti della città. L’idea della collaborazione, è stato ricordato, nasce da un’intuizione dell’allora rettore del Politecnico Federico Bucci e dell’ex presidente di Ance Gabriele Scacchetti. Ad aprire l’incontro è stato Davide Del Curto, del Politecnico di Milano – Polo di Mantova: «Gli enti responsabili delle trasformazioni territoriali ci hanno chiesto di immaginare scenari. Il primo passo è partire da ciò che esiste, raccogliere informazioni e confrontarsi con i progetti già elaborati nel tempo». Un lavoro svolto, ha aggiunto, «con il supporto di Ance, portando al tavolo il contributo tecnico dell’università». Per Alessandro Tiranti, presidente di Ance Mantova, il progetto rappresenta «una pianificazione complessa per storia urbana e rapporto con l’acqua», ma anche «una riflessione sul futuro della città e sulle potenzialità economiche e turistiche di quest’area». Il presidente della Provincia Carlo Bottani ha collegato il tema all’attuale sistema portuale mantovano: «I nostri funzionari oggi sono a Milano e stanno lavorando alla “Società dei Porti Mantovani”. Porto Catena ha una centralità significativa». E ha ricordato l’aumento del traffico turistico fluviale: «Nel 2026 il traffico sarà potenziato e nel 2027 addirittura triplicato». Sulla dimensione urbana si è soffermato l’assessore Andrea Murari: «Negli ultimi anni – ha ricordato – l’amministrazione ha lavorato alla ricucitura dell’area con progetti come Mantova Hub e il ponte ciclopedonale sul porto». Il nodo decisivo per il masterplan sarà quello dei finanziamenti: «Dovremo intercettare bandi e opportunità: il masterplan costruisce una visione di medio-lungo periodo ma anche un percorso concreto». Il nodo sarà quello delle risorse: «Dovremo intercettare bandi e finanziamenti». Il progetto è stato illustrato dai ricercatori del Politecnico Luca Cardani e Carlo Peraboni. Cardani ha spiegato che la ricerca si è sviluppata su tre livelli – storico, analitico e progettuale – partendo dallo studio dell’evoluzione dell’area. Porto Catena, ha ricordato, è «un porto interno alla città storica, una condizione rara», nato come arsenale dei Gonzaga e progressivamente trasformato fino a perdere il rapporto diretto tra città e acqua. Peraboni ha illustrato il metodo seguito: «Abbiamo coinvolto i portatori di interesse, dalle autorità di bacino alle associazioni che utilizzano il porto. È emerso un luogo con grandi potenzialità ma anche molte criticità». Da qui l’idea di un piano evolutivo e non di un progetto definitivo: «Il masterplan è pensato come un processo graduale, fatto di fasi che si sviluppano nel tempo». Tra le linee guida illustrate: il ridisegno del bacino come “piazza d’acqua”, la realizzazione dei sottoservizi oggi assenti, la riorganizzazione di banchine e pontili e la valorizzazione delle mura storiche. Nel dibattito finale, alla domanda sui costi del progetto, Del Curto ha chiarito che lo studio rappresenta una fase preliminare: «Non stiamo parlando di un progetto definitivo ma di uno scenario di programmazione». L’obiettivo, ha aggiunto, è individuare la “spina dorsale” delle infrastrutture. La sfida, hanno concluso i relatori, sarà trasformare Porto Catena da spazio marginale a nuovo luogo urbano. «La chiave di volta – ha sintetizzato Del Curto – è far diventare questo spazio un luogo della città». Antonia Bersellini Baroni







































