MANTOVA – “Se ti metti in viaggio lo fai anche per speranza”, mi ricordava l’arcivescovo Rino Fisichella che del Giubileo della Speranza è l’organizzatore per incarico di Papa Francesco del 2023. Sono stato fortunato di arrivare a Rai Vaticano proprio nei due anni di preparazione: abbazie, sentieri, santuari, croci e voglia di un cammino intenso. Abbiamo intervistato presuli e laici, storici e antropologi, giovani e vecchi: lo sguardo del pellegrino che cerca un cammino è identico. Quest’anno di Giubileo arrivare al Santuario delle Grazie è un cammino per le Grazie. Pellegrino è sinonimo di speranza: spera di arrivare, spera di cambiare, spera di vedere, spera in fondo in una nuova vita per poco per tanto, in una forma di salvezza dal prima, dal già dato, dal già visto. Ecco tutto questo che discutevamo a Roma per fare i primi programmi sul Giubileo della Speranza mi è tornato in mente alla presentazione della Seicentesima Edizione dell’Antichissima Fiera delle Grazie. Seicentesima, mica poco. Quindi antichissima, ci sta. Quanti sentieri e quanti santuari ho raccontato, ed ecco che nella Sala dei Cavalli presentando le Grazie 2025 riecheggiano ianua coeli, porta del cielo, sentieri, sagrati, cammini, varchi e percorsi. Ero piccolo e forse non ne ero consapevole, ma quelle gite alle Grazie di maggio erano dei pellegrinaggi in scala provincia-pomeriggio ma con una intensità di grande valore. Varcare la porta, avvicinarsi al Sacro, pregare Maria, scendere il sentiero del Lago e arrivare alla sponda della Madonna. Lungo o corto, grande o piccolo, il pellegrinaggio è nel cuore. In questo sta il valore locale di Grazie come borgo, tra i più “Borghi d’Italia”, e come luogo di speranza, di fede e di carità, come ha ricordato mons. Giampaolo Pezzoli, di carattere universale. Sentieri e santuari sono il cammino per la Grazia e le Grazie, nei sensi geografico e spirituale. Fate voi. Dove si ascolta il Gregoriano ma anche il ballo rock e dove si prega ma si mangia anche il cotechino. Tutti i santuari sono diversi ma tutti richiamano a una specialità del cammino, del procedere, dell’andare e dell’incontrare. Alle Grazie come alla Madonna della Corona di Spiazzi, dove peraltro si sale e si sale anche molto, a quello di Monte Berico a Vicenza dove domina la valle del Silenzio. Esperienze diverse e uguali, al contempo. Misteri e grazie, appunto. In quello di Monte Berico a Vicenza sono stato tre giorni per interviste e riprese e mi ha molto colpito l’atmosfera di raccoglimento e silenzio. Tanto che ho titolato quel servizio televisivo proprio “Dal silenzio alla parola”. Poi sono stato nel Santuario dell’Annunziata all’Impruneta, che è il Santuario dei fiorentini, quella loggia notissima che è un segno architettonico e di fede di accoglienza e riparo, e il priore mi ha rapito l’attenzione con la riflessione della porta-passaggio. Cercare segni giubilari nascosti a Firenze è stato sfidante e affascinante. Poi ho ricordi commossi e commoventi ancora delle tante tappe alla Madonna della Corona a Spiazzi dove quella nonna guardava i turisti più giovani con lo sguardo della nostalgia di vita. E poi quel ritorno a Pietralba, provincia di Bolzano, dopo tanto tempo, appena dopo il Covid, con le mascherine ancora sulla bocca, sul naso e quasi sugli occhi. I pochi pellegrini, il suono dei passi, le campanelle delle cerimonie. Vita e gente in Santuario tra misteri ed emozioni. Preghiere, mani giunte, velette e ritornelli, libretti e incenso, panche e cartelli per le confessioni, luci che entrano dalle vetrate e l’ombra sulla balaustra inginocchiandosi al Santissimo: gesti condivisi e segni profondi che hanno un sapore di eterno. Segni e gesti che incontriamo e viviamo e ricordiamo Loreto come a Lourdes, al Divino Amore come alle Grazie, alla Comuna come alla Madonna della Guardia e al rosario serale assai partecipato da turisti e pellegrini quasi in riva al mare nel cuore della terra del divertimento che è Rimini e dove quasi all’improvviso trovi angoli di spiritualità e tracce di mistero. Sentivo una signora che diceva: “Un giro in un santuario fa bene anche a chi non crede”. Passa un gruppo di giovani, catene e tatuaggi, bermuda grandi e ciuffi prominenti, chissà di quale nazionalità sono?! Punk? Boh. Due si accorgono del rosario, si fermano in strada davanti al giardino con la Grotta di Lourdes, si tolgono la sigaretta elettronica dalla bocca, bisbigliano qualcosa e si fanno il segno della croce. Una signora sugli Ottanta sgrana gli occhi come avesse visto un miracolo. Un piccolo “miracolo” davanti a un piccolo santuario di mare. Non è un Santuario ma nella chiesa parrocchiale di Massa Lombarda, provincia di Ravenna, c’è un quadro dell’Annunciazione che è stata presa come modello del santino del Giubileo. E lì c’è gente di santuario anche se formalmente santuario non è. Alle Grazie respiri Santuario già solo pronunciando il nome. Solo a vedere la facciata entri in atmosfera. Poi certo c’è la denominazione ufficiale, e diremmo canonica, Beata Vergine Maria delle Grazie, eppure basta dire alle Grazie e sei già lì, sei già qui, sei già dentro. Segni ed emozioni, sguardi e misteri. Quella volta alla Corona, nel senso di Santuario della Madonna della Corona a Spiazzi, provincia di Verona, mi colpì molto lo sguardo della signora bionda seduta sulla panchina nel prato davanti all’albergo: ha gli occhi vispi e curiosi. Veste sobria, giacchetta sulle spalle perché in montagna fa sempre un po’ freschino, guarda i turisti che parcheggiano l’auto e vanno a fare le escursioni. Ma non sono escursioni con scarponi e picchetti, sono escursioni spirituali. È il grande parcheggio di Spiazzi Monte Baldo da dove si parte a piedi o in minibus per andare al Santuario della Madonna della Corona. Mezz’oretta a piedi, cinque minuti in bus. La signora elegante scruta e poi decide di rompere il ghiaccio: “Potete andare a piedi. Io l’ho fatta stamattina all’alba: si fa bene sapete. In un’oretta si arriva al Santuario e ci sono tutte le stazioni della Via Crucis per fermarsi e riflettere”. E continua: “Vengo da Mantova, c’è la corriera che porta direttamente qui, si sta bene a Mantova ma c’è caldo, qui si sta meglio, son qui da due settimane. Cosa volete i miei figli hanno da fare e allora io sto qui. Leggo, guardo e quando mi va vado al Santuario”. Prendo coraggio e un po’ sfrontato chiedo: Signora posso domandarle quanti anni ha? “Certo. Ne ho 92”. Sentieri di poesia.

































