MANTOVA – I guai per lei erano iniziati a causa del rinvenimento all’interno della propria attività, di un massiccio quantitativo di farmaci e ricette veterinarie. Sul banco degli imputati, per le ipotesi di esercizio abusivo della professione veterinaria e introduzione illecita di cani senza la dovuta documentazione, si era così ritrovata una 40enne, titolare di un allevamento di cani con sede nell’Alto Mantovano. Una vicenda, quella ascrittale, risalente segnatamente al novembre del 2021 quando, a fronte di una diatriba con una cliente era quindi seguito un controllo dei carabinieri forestali nell’allevamento all’esito del quale erano stati ritrovati confezioni e scarti di farmaci nonché 29 prescrizioni veterinarie. Da lì era così scattata la denuncia da parte dei militari. La questione però, come detto, avrebbe preso origine da un precedente dissidio circa la compravendita di un cucciolo avuto con una donna la quale, dopo aver speso 4mila euro di cure veterinarie, avrebbe incolpato l’allevatrice di averle consegnato, stante il pagamento di 2mila euro, una cagnolina malata. Di contro l’accusata avrebbe invece additato l’altra di maltrattamenti su animali, a cui erano quindi seguite, da parte di entrambe, querele e controquerele alla fine poi ritirate. Ieri innanzi al giudice Gilberto Casari, la prima udienza dibattimentale del processo a lei istruito.

































