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I trenini sogno delle “belle vedute” per riscoprire le ferrovie del cuore

Ci fosse ancora la linea ferroviaria Mantova – Peschiera anche noi mantovani potremmo avere, alla stregua dell’affascinante trenino del Bernina, il nostro trenino del Mincio, o del “Mincino”, per stare in linea. Chissà come sarebbe curioso e allettante, per pura immaginazione o sogno, rivedere quelle carrozze in realtà motrici dalla livrea orizzontale crema e azzurro che sfrecciavano, si fa per dire, in riva al Mincio costeggiando Sant’Antonio e Marmirolo, Roverbella e Pozzolo, volta e Valeggio e Monzambano sino a sfociare diciamo così al capolinea di Peschiera?! Vedendo le foto di quelle motrici a livrea sembra di riconoscere copie di più moderni Pendolini. I trenini delle belle vedute come quello del Bernina ma anche molti altri in Italia sono sempre un richiamo turistico e di relax. Il treno stesso, in un contesto diciamo così extra-pendolare, è sinonimo di viaggio del cuore e di spostamento rilassante. Ci sono quelli super famosi svizzeri ma ci sono esempi come dicevamo tutti nostrani da noi in Italia da nord a sud, come ad esempio il Trenino delle Castagne o del Foliage di Marradi, o il trenino con locomotive a vapore, almeno così si legge, della Valle dell’Ofanto. Benissimo le Frecce rosse e variopinte che ci spostano e ci trasportano a 300 all’ora, ma vanno benissimo anche questi treni storici, delle ferrovie del cuore, che vanno a sessanta all’ora e ci fanno scorrere le belle vedute. Quanto mi sarebbe piaciuto fare una viaggio in treno da Mantova a Peschiera ma non sono riuscito a causa della giovane età. Già immagino quei passeggeri che per lavoro o per commercio, per relax o per trovare parenti, salivano a Mantova e scendevano chi a Roverbella, chi a Pozzolo, chi arrivava a Peschiera occupando in letture o in chiacchiere, in sguardi interni ed esterni, quell’ora e mezza abbondante di tragitto. Tra sogno e immaginazione è bello pensare a quegli interni spartani e frugali, carrozze in allestimento destinato principalmente alla terza classe, come è bello immaginare l’arrivo nelle stazioni con l’attesa dei viaggiatori sulle banchine del binario, il chiacchiericcio di fondo, la nebbia e il sole cocente, le sporte e le valigie, magari, ceste con piccoli animali e uova, chissà mai. Quanto sarebbe stato bello esserci. Adesso su quella linea c’è una bella ciclabile, dal grande valore ambientale e sociale.

Offrire adesso un viaggio di 45 chilometri in quel tempo esagerato potrebbe prestare il fianco a incomprensioni e critiche, perché siamo nella stagione del tutto e subito, del qui ed ora, dove il viaggio è solo viaggio mentre una volta il viaggio era anche destinazione. Perché se si pensa che ci sono treni che, quando va bene, ti portano da Bologna a Roma in un’ora e cinquanta minuti, decidere investire un’ora e quaranta per quaranta chilometri non appare certo moderno o conveniente, ma ovviamente dipende dai punti di vista. Anche una gondola è più lenta di un vaporetto, ma vuoi mettere passare sotto il Ponte dei Sospiri in gondola?! Si legge in giro che fu una linea la FMP, tanto di marchio Ferrovia Mantova Peschiera, un po’ sfortunata con alti e bassi, pensamenti e ripensamenti da quel 1934 che ne registrò l’inaugurazione al 1967 che ne segnò la chiusura. Fiumi d’inchiostro non solo sui giornali locali sono stati versati su quella ferrovia e su quella storia. Fiumi e laghi di ricordi e di ricostruzioni sulla carta stampata negli anni che seguirono la fase di chiusura, e poi pagine e siti di ricordi e commemorazioni negli anniversari come se si fosse consumata la perdita inesorabile di un tesoro nella distrazione generale.

In particolare l’Associazione Veneta Treni Storici ha dedicato molte puntate alla storia della Mantova-Peschiera, recuperando dettagli e frammenti, passaggi e scelte di grande interesse. Frasi intrise anche di nostalgia e pentimenti, si potrebbe dire. Ricorda e cita con dovizie di date il sito dell’Associazione Veneta Treni Storici : “Era il 13 maggio del 1934, quando venne inaugurata ufficialmente la linea ferroviaria Mantova–Peschiera, sfortunata ferrovia concessa rimasta in esercizio per appena 33 anni prima della definitiva chiusura a fine aprile del 1967. Costruita a più riprese tra il 1914 e il 1927, intervallata dallo scoppio della prima Guerra Mondiale e da un cambio di percorso rispetto al progetto originario, la linea venne appunto inaugurata solamente sette anni più tardi a causa di una disputa con le FS — che chiedevano il pagamento di un pedaggio per l’uso del tratto Mantova–S. Antonio Mantovano — risolta grazie all’intervento del Ministero dei trasporti. La linea ebbe da subito – spiega la nota AVTS- un buon successo a livello di traffico locale e a media percorrenza, grazie all’interscambio offerto alla stazione di Peschiera con la linea Milano–Venezia, tant’è che nel corso degli anni vennero istituiti un biglietto cumulativo per usufruire dei servizi di navigazione lacustre sul Garda, in coincidenza dalla stazione FMP di Peschiera “Darsena”, e di un servizio ferroviario diretto verso Brescia. Tuttavia, come per molte linee “secondarie” e concesse, i primi problemi sorsero dopo la fine del secondo conflitto mondiale: la linea, distrutta dai bombardamenti anche a causa della presenza di raccordi gestiti dal Genio Militare, fu infatti riparata grossolanamente e negli anni successivi le gestioni che si susseguono non investirono mai in un potenziamento od ammodernamento degli impianti, rendendo di fatto la linea obsoleta dopo pochi anni dall’attivazione”. Note tecniche molto critiche, come si vede. La fantasia ci richiama quel che vedeva dal finestrino don Camillo o Peppone nei film tratti dagli immortali racconti di Giovannino Guareschi: filari di vite, lavoranti in campagna, distese quasi infinite di prati. Così prosegue la nota dell’Associazione Veneta Treni Storici: “Nonostante l’acquisto tardivo di nuovo materiale automotore ed il ripristino delle corse dirette su Brescia, le sorti della FMP sembravano ormai segnate, tant’è che il progetto di ammodernamento della linea presentato nel 1961 dall’ingegner Bonat non arrivò mai a fruizione anche perché la linea, due anni più tardi, passò in gestione all’APAM di Mantova, che decise di sospendere i servizi diretti treno + battello, amaro preludio della chiusura definitiva e sostituzione con servizi su gomma avvenuta per decreto ministeriale nel 1967. La linea, che nella relazione governativa sarebbe dovuta rimanere armata in attesa di una improbabile ricostruzione, venne parzialmente smantellata già nel biennio 1970–1971, lasciando “intatto” il tratto S. Antonio–Marmirolo in uso come raccordo con le locali officine. Dal 2000 e per tratti, la linea è stata convertita in percorso cicloturistico sfruttando il sedime esistente privato delle rotaie”. E il pensierino finale è assai croccante. “Come AVTS, in ricordo della linea e in supporto del fiorente turismo su due ruote, abbiamo più volte organizzato viaggi in treno storico, con in composizione una carrozza per trasporto biciclette, sia da Peschiera che da Verona verso Mantova e ritorno, un piccolo gesto che — da sempre — auspichiamo possa aiutare a mantenere viva la memoria di una linea, l’ennesima in Italia, sacrificata nel nome di un boom(erang) economico fondato sulla mobilità su gomma e di una miope politica locale e nazionale”. Così, tanto per gradire.