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Il mitico “tuttavia” di Cesare Baroni tra ponti moderni e parole scrupolose

Sala Consiliare della Provincia di Mantova. Periodo 1982 – 1986, circa, mese più mese meno. E comunque non è fondamentale per la nostra storia e per il nostro settimanale “quella volta”. per il quale ovviamente il tempo sussiste ed esiste, ma a volte si può persino superare. E questa volta riguarda un “quella volta” in Provincia che ha il sapore di un tempo presente, quasi indefinito e di un uomo politico ben conosciuto per lucidità e scrupolo, che esponeva con grazia, buone maniere e “buone parole” ragionamenti e riflessioni anche di grande criticità ed opposizione sempre con grande lucido rispetto e quindi altamente rispettato dalle opposizioni e anche dai suoi colleghi di partito. Mica sempre accadeva. Di solito il consiglio provinciale di Mantova, che io seguivo per il quotidiano locale, era convocato alle 15. Molti consiglieri erano puntualissimi, altri arrivavano a seduta iniziata, ma erano pochi. Uno dei più puntuali era proprio l’onorevole Cesare Baroni. Non che fosse ovviamente ancora onorevole, cioè deputato in carica, ma l’essere stato deputato gli consentiva di fregiarsi e di farsi chiamare con il titolo di onorevole anche se lui, in fondo in fondo, non ci teneva tanto. Tra l’altro si evince dalle note biografiche: a lui si devono gli storici progetti di legge degli anni Sessanta che portarono alla sostituzione dei ponti in chiatte con i ponti in cemento armato sul fiume Po. Andava così: i consigli provinciali di via Principe Amedeo si riunivano al pomeriggio dalle 15 a volte fin verso le 19, ahimè, e si doveva correre in via Fratelli Bandiera per fare il pezzo subito per il giorno dopo, mica c’erano i siti web e i social, di pronta consultazione e visione, e si doveva scrivere a lungo. Invece il consiglio comunale del capoluogo si riuniva di consuetudine alla sera dalle 20:30 o 21:00 in poi e poteva durare quando andava bene fin verso mezzanotte, quando invece si innescava un dibattito magari polemico su piano regolatore, interventi scuole strade da sistemare marciapiedi da valorizzare o anche dibattiti su ordini del giorno dedicati a scottanti temi internazionali, beh allora potevi andare avanti fin quasi alle 2 di notte. E mentre tutti prendevano la parola, noi cronisti scambiavamo battute con qualcuno del pubblico o con i commessi addetti alla sala consiliare. O con l’assessore che veniva a sfogarsi e poi naturalmente ti diceva: ma questo rimanga tra noi. “Ovvio” rispondevo e rispondevamo. Eravamo massimo due o tre al tavolino della stampa: oltre al giornale, una collega della radio e per certe sedute un corrispondente dell’Unità. Vabbè, ma torniamo in Provincia dove molto spesso il cronista era solitario. L’on. Cesare Baroni sedeva, se non ricordo male, in area frontale sinistra rispetto al presidente dell’Amministrazione, che in quell’epoca fu dapprima Maurizio Lotti, poi divenuto senatore, e poi Romano Ferrari, che proveniva da una esperienza di assessore alle scuole e cultura. Negli ordini del giorno della Provincia c’erano tanti provvedimenti dedicati agli edifici scolastici, alle strade di competenza, ai problemi dell’ambiente e del territorio, ai tempi delle campagne venatorie e alla situazione di canali e fossi, ma spesso veniva presentato un ordine del giorno di questioni nazionali o universali e questo faceva scattare la giostra delle dichiarazioni. Mica roba da 5 minuti ma interventi che potevano durare anche mezz’ora. Sia sulle delibere di zona, sia sui documenti di politica, quando chiedeva di parlare l’on. Baroni, tutti si zittivano e tutti alzavano le antenne per ascoltare i suoi discorsi. Perché avevano sempre un punto di vista originale e spesso ci dava pure il titolo. E poi era atteso da tutti per la formula delle buone parole che osservava più o meno questo schema: “Care colleghe,cari colleghi ho ascoltato con molta attenzione le vostre osservazioni, e sono convinto che vi siano elementi più che condivisibili”, e quindi tu ti aspettavi che l’intervento apprezzasse e confermasse. Poi arrivava il mitico e suggestivo “tuttavia”. Quando l’onorevole Cesare Baroni svoltava col “tuttavia” si poteva percepire nelle occhiate degli astanti un superiore e impegnato quid di attenzione. Dove andrà a parare? E giù di valutazioni e riflessioni che nessuno aveva immaginato od osato immaginare prima. Tra noi cronisti circolava la seguente battuta: “Adesso parla Baroni e cambia tutto”. Cesare Baroni era di Viadana, dove nacque il 5 gennaio 1919 e dove morì l’11 di giugni del 2003. Se andiamo a cercare in rete qualcosa del suo profilo le prime parole chiave sono “impegnato” e “profondamente legato”. Tratti indubbiamente distintivi. Pensava molto prima di parlare, mica poco, “Importante politico, accademico e avvocato, profondamente legato al suo territorio, ha segnato la storia civile, sociale e infrastrutturale delle comunità mantovane. Bastava dire “L’Onorevole” e tutti intendevano l’onorevole Cesare Baroni. Anche perché ovviamente onorevole deputato lo fu per più legislature per il partito della Democrazia Cristiana dal 1958 al 1972. Terminata l’esperienza a Roma fu sindaco di Viadana, a lui si devono gli storici progetti di legge degli anni Sessanta che portarono alla sostituzione dei tradizionali ma superati ponti in chiatte con i ponti in cemento armato sul fiume Po. Si sentiva in ogni intervento già dalla prime frasi la provenienza culturale e accademica: Dopo essersi laureato in Scienze Politiche all’Università Cattolica di Milano, frequentata dal 1937 al 1942, e successivamente in Giurisprudenza all’Università di Parma, ha intrapreso l’attività accademica e forense. Fu assistente volontario di Diritto internazionale a Parma dal 1950 al 1962 e collaborò con illustri giuristi nello studio e nella pubblicazione degli antichi statuti storici di Cremona e Viadana. Per conservarne la memoria e per conoscere la sua varia e profonda attività di pensiero e di legislazione sono sorte iniziative ed enti. Alla Biblioteca Comunale è conservato il Fondo Cesare Baroni, mentre la Società Storica Viadanese ha recentemente ricevuto una ricca donazione di documenti e fotografie d’archivio dagli eredi che ne ripercorrono la vita pubblica e privata. Quanto sarebbe bello ripercorrere alcune tappe dell’attività dell’onorevole Cesare Baroni, che hanno fatto la storia del nostro territorio e delle nostre genti, anche ripercorrendo e rileggendo quelle magnifiche orazioni di belle e sagge parole pronunciate in Provincia. Ormai ricco di una esperienza unica di vita e di studi e così libero da poter dire tutto in verità e giudizio con le sue classiche belle parole e il suo inimitabile “Tuttavia”.