167 anni fa, c’era in ballo l’Unità d’Italia. Con la vittoria dei franco – piemontesi sugli austriaci alla battaglia del 24 giugno 1859 di Solferino e San Martino, è seguito l’armistizio di Villafranca, che ha generato da parte dell’Austria la cessione della Lombardia a Vittorio Emanuele, Re di Sardegna. Questi si è trovato in prima fila per portare a compimento il sogno degli italiani, cioè la realizzazione del progetto dell’Unità d’Italia. Oggi si presenta una situazione quasi simile, perché l’Unione europea già esiste, ma c’è la necessità di renderla più forte perché sia più coesa. Formalmente i 27 Paesi che compongono l’Unione stanno insieme più per una questione amministrativa che una politica comune. Ancora esiste fra alcuni Paesi l’idea, un tempo cara al primo ministro francese Charles de Gaulle, di un’Unione delle Nazioni, quindi dedite più a difendere i propri interessi nazionali, che adoperarsi, pur nella perdita di una parte della sovranità, a costruire una politica comune, che con regole comuni porti a raggiungere una stabilità per la difesa della democrazia. Erano i fondamentali dei tre padri fondatori dell’Europa: Robert Shuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi. A suonare il forte allarme, non per l’abbandono dei principi che ispirarono l’Unione e quindi gli l’obiettivi fin qui mancati, ma perché impressionato dalla mancanza di una difesa che possa contrastare le mire espansionistiche di Putin, è il Cancelliere della Germania Friedrich Merz. Il quale avverte che l’Europa sta sottovalutando la minaccia russa, che non riguarda solo la possibilità della conquista di parte dell’Ucraina, ma obiettivi ben più ambiziosi. Una presa di posizione quella di Merz che prescinde dalle conseguenze del congelamento dei Patriot da parte degli Stati Uniti, dal No di Mosca ad una tregua energetica, dal timore, sempre più concreto per Zelensky, di vedersi voltare le spalle da parte di Trump, ma da una intervista che ha rilasciato a Bloomberg”, dal timore che supera l’andamento del conflitto e si concentra sugli appetiti russi. L’obiettivo di Putin non si esaurirebbe nella conquista dei territori ucraini, ma investirebbe la stabilità politica dell’Europa e la credibilità delle sue democrazie. Merz sottolinea, per questa sua convinzione, la nota dolente dell’America che ha bloccato i finanziamenti per le armi all’Ucraina e l’arrivo, se l’Europa la si considera debole, delle intimidazioni del ministro degli esteri russo Lavrov: “eliminare ogni minaccia di un Occidente che non dovrà più dettare le regole”. Il Cancelliere tedesco si ferma all’allarme, ma i problemi che costituiscono la debolezza dell’Europa sono altri, sono il mancato sviluppo di alcuni
fondamentali proposti dai fondatori e che la politica delle Patrie non ha permesso fossero realizzati. Il piano Shuman, che ha portato il 18 aprile 1951 alla costituzione del primo organismo europeo, la Comunità europea del Carbone e dell’Acciaio (Ceca) e l’avvio del processo di integrazione europea, che Alcide De Gasperi ne fece la base per un Europa federata. Infatti, il 27 maggio 1952, fu firmato a Parigi il trattato istitutivo della Ced, la Comunità di difesa europea, con la costituzione di un esercito integrato europeo. Che sarebbe entrato in vigore solo quando tutti i parlamenti interessati lo avessero ratificato. Ma alcuni parlamenti non lo ratificarono, per cui il trattato cadde e il processo di un’Europa Federata è stato interrotto e l’esercito europeo integrato non fu più attuato. Allora Merz prosegua il suo allarme e cerchi di sfatare la profezia di De Gasperi, che in un discorso tenuto il 10 dicembre 1952 all’Assemblea del Consiglio d’Europa ebbe a dire: “Era l’occasione che passa e non tornerà più”, proponendo che l’Europa di oggi salga sul treno della Ced, la comunità di difesa europea, per arrivare alla costituzione dell’esercito integrato.
GASTONE SAVIO































