Home Cronaca La manifattura non cresce: l’allarme di Apindustria

La manifattura non cresce: l’allarme di Apindustria

MANTOVA La manifattura italiana e mantovana dimostra una forte capacità di resistenza, ma non riesce ancora a imboccare una vera traiettoria di sviluppo. Questo è il quadro emerso dall’indagine congiunturale sul primo semestre 2026 e sulle attese per la seconda parte dell’anno, realizzata dal Centro Studi di Confimi Industria e analizzata a livello locale da Apindustria Confimi Mantova. A livello nazionale ed emulo di quello provinciale, occupazione e investimenti tengono la posizione (stabili rispettivamente per il 68,7% e il 54,3% delle imprese), ma a preoccupare è la contrazione degli ordini, in calo per quasi un’azienda su tre. Nel Mantovano l’andamento ricalca il trend italiano: fatturato e livelli occupazionali tengono botta, ma la scarsa visibilità dei mercati spinge gli imprenditori alla massima prudenza. Gli investimenti continuano, ma vengono valutati con estrema selettività a causa della debolezza della domanda e delle tensioni internazionali. «Le imprese mantovane reagiscono con la concretezza del nostro territorio – spiega Francesco Ferrari, presidente di Apindustria Confimi Mantova -. La tenuta non deve però essere confusa con la crescita. Le aziende continuano a produrre, esportare e investire, ma domanda debole, costi e instabilità internazionale rendono ogni scelta più complessa. Servono politiche industriali stabili, meno burocrazia e fiducia per le Pmi». Oltre alla congiuntura economica, le industrie mantovane devono fare i conti con problemi strutturali storici: l’alto costo del lavoro e la grandissima difficoltà nel reperire, attrarre e trattenere il personale. I profili più rari da scovare sul mercato sono gli addetti alla produzione specializzata, i progettisti e i tecnici legati a ricerca, qualità e gestione dei processi.Per far fronte alla carenza di organico, le aziende del territorio mostrano un interesse sempre maggiore verso l’automazione, l’analisi dei dati e la sicurezza informatica. Fortunatamente, in questo contesto di transizione, il ricorso agli ammortizzatori sociali (come la cassa integrazione) rimane per ora molto limitato. Per colmare il divario tra la domanda delle aziende e l’offerta formativa, l’associazione di via Ilaria Alpi è scesa direttamente in campo. «Il vero punto di incontro tra competitività e territorio è il capitale umano», ha sottolineato Giovanni Acerbi, direttore dell’Associazione. «Mantova dispone di imprese solide e competenze importanti, ma deve rafforzare il collegamento tra scuola, formazione e fabbrica. È la direzione nella quale stiamo lavorando anche con il progetto Ma.Met (Mantua Met – Avanti il Prossimo), finanziato da Regione Lombardia e in corso di svolgimento, nato per avvicinare la formazione ai fabbisogni delle imprese metalmeccaniche». La sfida cruciale per i prossimi mesi sarà proprio questa: trasformare la straordinaria capacità di resilienza del tessuto industriale mantovano in una nuova fase di sviluppo economico, puntando tutto su competenze, innovazione digitale e apertura ai mercati esteri.