Home Cronaca Le “giornalate” romane con timone mantovano

Le “giornalate” romane con timone mantovano

MANTOVA – “Ma come? Sei di Mantova e fai il capo del telegiornale di Roma e del Lazio?” La sorpresa di colleghi, amiche, amici e conoscenti era profonda e sincera. Rispondevo: “Ho studiato la geografia”. Accadeva giusto trent’anni fa, praticamente a mia insaputa, mi sono trovato quell’estate del 1995 al timone del telegiornale regionale del Lazio e quindi il telegiornale di servizio pubblico della Capitale. Quello della politica e del Vaticano, quello del Governo e del Parlamento con annessi e connessi. Il sindaco dell’epoca era Francesco Rutelli e anche lui fece la battuta: “Un mantovano a Roma!”. Quelle “giornalate” romane con timone mantovano mi fecero riflettere sul ruolo che avevano avuto altri mantovani predecessori nel giornalismo capitale. A livello nazionale e internazionale ma mai, che io sappia, di cronaca locale. Un conto è lavorare a Roma e trattare di argomenti e notizie a laergo raggio e un conto è raccontare le borgate di Roma e i Castelli, Viterbo e la Ciociaria, il Reatino e l’agro-pontino, per dire. Per di più quella era la stagione del cosiddetto Parlamento Padano a Mantova e le battute sulla singolare coincidenza di una assemblea padana a Mantova e un timone giornalistico mantovano a Roma erano nel conto. La decisione fu improvvisa e la conobbi dal giornale radio che sarei andato a firmare. Curiosità della vita e coincidenze nel lavoro. Ero più o meno tranquillamente al desk per le 13:30 del Telegiornale in cui lavoravo, metà anno di metà anni Novanta, insomma metà giugno del 1995 (cavolo, non ci avevo fatto caso: metà del mese, della metà dell’anno, della metà del decennio, dell’ultimo decennio del millennio!) e controllavo gli argomenti decisi per i titoli ascoltando gli altri canali e i giornali radio, compreso quello regionale del Lazio. Parte la sigla, allora c’erano le firme sonore in testa, e sento “giornale radio del Lazio direttore Piero Vigorelli caporedattore Fabrizio Binacchi”. Pensai: hanno sbagliato file. Il mio nome era sul sommario delle 13:30. Vado a sentire in direzione e vengo a sapere che nella notte erano stati decisi spostamenti e che qualcuno che doveva avvertirmi dava per scontato che io fossi d’accordo. Grazie non c’è di che. Ma questa è un’altra storia. La storia di oggi, quella di quella volta oggi, grazie all’idea del direttore Alessio Tarpini, è che tutti rimasero abbastanza sorpresi di come un giornalista mantovano, quindi un giornalista di provincia, potesse diventare capo del telegiornale di Roma, quindi della capitale, quindi della città caput mundi. Decisione cotta e mangiata, il giorno dopo ero già nell’altro ufficio ad occuparmi di quartieri e cantieri di Roma, di Frosinone ed Anagni, di Viterbo e Canepina di Rieti e Liri, di Sabaudia e di Latina e di tutta la provincia Pontina perché ovviamente anche attorno alla città caput mundi c’è una provincia caput mundissima. Sindaco di Roma, come ricordato, era Francesco Rutelli e in squadra aveva gente come Paolo Gentiloni e Miche Anzaldi che sentivo quasi tutti i giorni. Come cardinali, direttori di dipartimenti, presidenti di qui e di là perché Roma è Roma e il telegiornale del Lazio e di Roma è il tg della capitale. Mi inventai il caminetto del sindaco per la radio. Uno spazio in cui il sindaco annunciava in diretta da noi delle cose per la città. In assenza di social forse noi eravamo avanti avanti, anno 1995, primi passi di internet formato radio. Un giorno andai in Campidoglio per salutare il Sindaco di Roma: Rutelli mi accolse con un grande sorriso e con una battuta. “Ah so che sei di Mantova. Un giornalista della provincia del nord a capo del telegiornale di Roma”. Io sorrisi e dissi: a volte accade che oltre ai romani che vengono in provincia come a Mantova ci siano dei cosiddetti provinciali come i mantovani che vengono a Roma nella capitale. E ricordai al “mio” sindaco di Roma che non ero certo il primo: prima e molto meglio di me a Roma avevano lavorato nel nostro comparto dell’informazione e giornali come Vittorio Emanuele Chesi e Piero Dallamano e poi in tempi più recenti Albino Longhi e Giuseppe Momoli. L’incontro fu molto cordiale e comprendeva anche punte di battute ironiche sulla politica e la geografia. Perché come ricorderete all’epoca la Lega aveva lanciato il Parlamento Padano con sede alle porte di Mantova e quindi i “romani” quanto sentivano che venivo da Mantova mi chiedevano appunto, più o meno ironicamente, se fossi stato mandato dal parlamento padano. Casi della vita, coincidenze della professione. Riuscimmo anche nel Lazio a fare quello che, qualche anno prima, avevamo fatto con successo dalla riviera romagnola ovvero il telegiornale in diretta dal mare. Poiché nel Lazio non c’era e non c’è una corrispondente località svettante come da noi a Rimini (mi è scappato “noi”, hai visto?!) decidemmo col direttore Piero Vigorelli e con il vicedirettore Dario Carella di fare il Tg regionale dall’Isola di Ponza. Anche in quel caso siamo stati grandi innovatori. Telegiornale regionale tutto in diretta dal porto dell’Isola di Ponza. Capitava che in qualche cerimonia e manifestazione serale ci si trovasse con sindaco Rutelli e moglie Barbara Palombelli, amica e collega. Una sera attorno ad un tavolo rotondo di una serata romana per beneficenza Barbara si avvicinò e mi disse a voce bassa: mi sa che mio marito parla più con te che con me. Anche dopo molti anni da quella giornalata romana capita di sentirci e mi ha fatto molto piacere presentare uno degli ultimi libri di Barbara Palombelli all’Archiginnasio bolognese. Poi al telefono chiacchierata con Francesco Rutelli a casa con i cani. Insomma, un provinciale può fare anche un po’ di capitale. A patto che non dimentichi le radici della provincia e quella mantovana come fai a dimenticarla? Impossibile. Un altro contemporaneo esempio: Luciano Ghelfi, premio Giordano Cucconi 2022, da oltre trent’anni a Roma, quirinalista e caporedattore politico, e grande esempio di valorizzazione della connessione città e territorio d’origine e grande capitale e mondo. Lo diceva anche Albino Longhi: capisci meglio il mondo se sei partito da Mantova. “Almeno a me è capitato così”, diceva. Eh, i provinciali!