Rapporto Gimbe: Sanità tra sostenibilità e formazione

MANTOVA «Se vogliamo un Servizio sanitario nazionale basato su universalità, uguaglianza ed equità, servono risorse e riforme coraggiose». Nino Caltabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha sintetizzato il cuore dell’VIII Rapporto Gimbe, presentato ieri alla Fondazione UniverMantova durante la giornata “La cultura della cura”. Un’analisi lucida che ha evidenziato le criticità del sistema: «Dal 2025 al 2028 mancheranno all’appello 40 miliardi di euro, un gap che rischia di scaricarsi sulle Regioni: o tagliano i servizi o aumentano le imposte locali». Il sottofinanziamento, ha spiegato, si intreccia con le diseguaglianze territoriali e con la crescente spesa privata: «Oggi il 22% della spesa sanitaria totale è a carico dei cittadini e 5,8 milioni di persone rinunciano alle cure. Non è più un sistema realmente pubblico». Da qui l’appello a una programmazione decennale: «Non possiamo decidere di anno in anno. Serve un piano di incremento progressivo del Fondo sanitario e una stagione di riforme che aggiorni le leggi del ’92 e ’93». A seguire l’intervento del rettore dell’Università degli Studi di Brescia e direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive Asst di Brescia, Francesco Castelli, che ha spostato l’attenzione sul ruolo della formazione: «Servizio, prima ancora che sistema: questo è il senso del Servizio sanitario nazionale». Castelli ha sottolineato l’urgenza di ripensare i percorsi universitari: «In quarant’anni il mondo è cambiato, ma la formazione medica non abbastanza. Occorre preparare professionisti abituati a lavorare insieme, medici e infermieri, in una logica di équipe, con in mente il valore sociale della cura e della prevenzione». La mattinata si è chiusa con la tavola rotonda “Il laboratorio della cura”, che ha ribadito come la sostenibilità della sanità pubblica passi non solo dai numeri, ma dal recupero di una cultura del servizio e della responsabilità condivisa. (abb)