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Una sede unica per gli uffici giudiziari, questione irrisolta dai primi anni ’90

MANTOVA – Risale ai primi anni ’90 la questione degli uffici giudiziari, la cui collocazione e dislocazione in varie aree della città si pone come problematica e irrazionale. Fu l’allora sindaco Sergio Genovesi che intervenne presso l’ex ministro guardasigilli Claudio Martelli per avere una soluzione a un problema accusato da tempo: avere un nuovo polo giurisdizionale unico, oppure un nuovo carcere, in alternativa a quello di via Poma. Il problema calato sul tavolo del ministero fece sì che la soluzione più fattibile fosse quella di dare a Mantova un nuovo Palagiustizia, ipotizzato allora nell’area di Fiera Catena occupato dalla ex Ceramica. La giunta di Gianfranco Burchiellaro affidò allo studio romano Pellegrin di produrre gli elaborati progettuali della nuova “citttadella della giustizia”, che però mai venne a concretizzarsi. Le opposizioni di centrodestra anzi contribuirono alla morte sul nascere di quel disegno. E oggi, sulla stessa struttura dell’ex ceramica di Fiera Catena, è nata una scuola grazie al progetto di Mantova Hub. Ma il nodo sostanziale è rimasto inestricato: come risolvere l’unificazione degli uffici giudiziari, tanto da raggruppare tribunale, procura, uffici del giudice di pace e archivi? Oggi l’amministrazione di via Roma si appresta a cedere al Demanio dello Stato gli uffici giudiziari in suo possesso, in cambio dell’area del Migliaretto (circa 275mila metri quadrati). Il ministero di grazia e giustizia verrà in possesso degli immobili sinora affittati dal Comune. Ma la questione di base rimarrà comunque irrisolta fra proprietà e funzionalità.