MANTOVA Musica e tecnologia, patrimonio artistico e innovazione: una coincidenza di idee e prospettive che ha costituito il tema fondamentale del progetto ConTEmporanea, rassegna musicale a cura di Leonardo Zunica cha ha proposto un’articolata rappresentazione dell’eterogeneo panorama di voci della musica della fine del XX secolo e di quello da poco iniziato. L’iniziativa, svoltasi in tre serate, da venerdì 10 a domenica 12 ottobre in Sala dei Cavalli, ha trovato riscontro nel tema delle metamorfosi della condizione umana su cui si focalizza l’installazione multischermo di Isaac Julien, All That Changes You. Metamorphosis allestita all’interno delle Fruttiere di Palazzo Te. La carrellata di forme espressive contemporanee è stata aperta, venerdì, da Carlo Sampaolesi con una serie di brani per fisarmonica il cui tratto distintivo è l’idea di suono come materia fisica che si muove e modifica nello spazio in cui viviamo. Forme di
estetica compositiva, da D. Kourliandski ad A. Lucier, Marco Baldini e Rebecca Saunders, in cui la tensione espressiva si basa su esplorazioni del campo sonoro, combinazioni di onde acustiche ed emersioni di tracce d’armonia. Seconda parte della serata affidata alla pianista Bruna Di Virgilio, brillantissima interprete di pagine di David Lang, Missy Mazzoli e dell’eclettico incalzare di “Six pianos” di Steve Reich, opera particolarmente coinvolgente, ricca di nuclei tematici e contrappunti dinamici sviluppati sulla base elettronica preregistrata dalla stessa Di Virgilio. Protagonisti del successivo appuntamento, sabato, sono stati il violoncellista Nicola Baroni e l’Icarus vs Muzack Ensemble composto dai percussionisti Marco Lazzaretti, Martino Mora e Matteo Rovatti con Danieli Incerti alla tastiera. Il caleidoscopio di effetti e stimolazioni percettive proposto da Nicola Baroni ha seguito un itinerario variegato che ha posto in relazione il passato, con un brano del Seicento di Giovanni Battista Degli Antoni, primo esempio di scrittura per violoncello solo, con l’attuale ricorso a forme di ricerca nel campo dell’ambiguità percettiva, dell’accumulazione di elementi sonori ed evocazioni emotive. In scena, poi, la vibrante forza dinamica dell’ampia gamma di timbri prodotta dagli strumenti percussivi, proposta dall’Icarus. L’avvincente integrazione con l’elettronica si è sviluppata attraverso le chiare citazioni di musica latinoamericana di J. Avarez per attraversare l’innovativo utilizzo di forme multimediali della composizione di Davide Spina e approdare al dialogo
antitetico tra vibrafono e suo ni elettronici di B. Hamilton. La serata conclusiva della rassegna, domenica, è stata aperta dal duo Alma Napolitano, violino, e Antonio Macaretti, fisarmonica, con una sequenza di pagine recentissime di Denis Zardi, F. Del Nero, J. Sersam, A. El Monin, A, Schlünz e dello stesso Macaretti. Significativo l’apprezzamento dei presenti per il percorso sonoro come forma di dialogo tra i due strumenti, di momentanee consonanze e spunti imitativi nella definizione di stati d’animo, quadri d’ambiente e composizione della materia sonora. Di grande impatto scenografico ed emozionale la conclusione della serata affidata alla performance di Cod Danza nell’interpretazione di “La Mer, Requiem per un mare scomparso”, su ideazione e coreografia di Chiara Olivieri, con musiche di Debussy, Takemitsu, Davachi, Ligeti e Levi. Entusiastica l’accoglienza del pubblico per l’intensa forza comunicativa degli interpreti, Adele Piscitelli, Alessandro Marconcini, Federico Poma, Marco Bissoli e Zagana Capilupi, e il potere evocativo dell’opera nella sua ideale relazione con la natura e le metamorfosi di cui la memoria del mare è elemento fondamentale.








































