Home Provincia Raccontavo Marcaria e la sua gente celebrammo il capitello della peste

Raccontavo Marcaria e la sua gente celebrammo il capitello della peste

MANTOVA – Marcaria, comune grande quasi come una mezza provincia, non aveva più il corrispondente. Anno 1980, facevo il jolly. Piero Marcolini, allora coordinatore delle pagine della provincia mi disse in stretto veronese: “Vaghe ti”! A volte bastano anche due parole, pure brevi. Così cominciai a raccontare Marcaria e la sua gente, le sue feste e le sue attualità amministrative, sociali, culturali ed edilizie, passando due volte alla settimana e sentendo dal sindaco in giù. E dintorni. Le fonti erano tante. Certo c’era il comune, il sindaco Vittorio Zanotti i suoi assessori e poi il presidente dell’Avis lì molto attiva, i responsabili delle varie associazioni, le scuole, i rappresentanti delle categorie. Capitò anche di fare un articolo sul Capitello di Canicossa che ricorda la peste. Unica testimonianza monumentale della peste nel Mantovano. Un articolo del 1980 che è diventato poi argomento di studio quarantt’anni dopo del professor Rodolfo Signorini alla ricerca della giusta o meglio corretta traduzione di un passaggio dell’epigrafe. Mi sentivo onorato di raccontare Marcaria e le sue tante frazioni, rinomate e celebri per varie cause, a cominciare da Casatico paese di Baldassarre Castiglione, agente diplomatico, come scrive wikipedia nella sua sintesi e autore de Il Cortegiano. E poi Cesole, all’estrema periferia dell’impero di Marcaria verso Borgoforte, Canicossa, con ville e capitello, Campitello sulla strategica dorsale Mantova-Sabbioneta, San Michele in Bosco, Ospitaletto e Gabbiana, il cui nome faceva volare la fantasia come i gabbiani e che era citato pure da mia bisnonna nata poco dopo la morte di Giuseppe Garibaldi. Da perdersi. Gli spunti di ricerca storica non mancavano. Il 19 agosto 1980 uscivo con un lungo pezzo su “Le origini di Canicossa si intersecano con la nascita e lo sviluppo delle corti”, titolo originale, allora bello lungo pure lui perché il giornale era ancora a nove colonne. Occhiello: Marcaria, storia e architettura. Sommario Un accampamento di Vitellio. Le proprietà di Matilde di Canossa – Le zone paludose. La successione di “ville”. Nostalgia per la possibilità di essere così dettagliato. Adesso titoli lancio, a volte fin troppo lanciati. Dalla famiglia Conigrani all’avvento dei Remesini Luzzara. Il 6 settembre 1980 tre colonne con foto del Municipio di Marcaria con importanti annunci amministrativi dopo un colloquio con lo stesso sindaco: “Affidati numerosi appalti per importanti opere pubbliche. Sommario: Interessano la scuola media, la palestra, la sede municipale e i loculi cimiteriali. Una spesa di circa un miliardo. Di lire. Per curiosità mi son messo a cercare in rete riferimenti all’allora sindaco Vittorio Zanotti. Il motore di ricerca mi risponde -percepisco- un po’ piccato: “non è sindaco, il sindaco è un altro”. Controllo nei miei documenti cartacei e il sindaco era proprio lui con quel nome e cognome. Che soddisfazione aver battuto la rete. Ma fu la vicenda del capitello della peste a richiamare massima attenzione. Anche perché già allora il sindaco cavalier Zanotti ci disse: “Bisogna salvaguardarlo ”. Anno del Signore 1980, giorno 13 del mese di settembre. Il giornale decise di investirci e uscimmo a sei colonne con due foto del capitello e della iscrizione su marmo. Titolo : “Un tempietto con epigrafe latina a Canicossa: unica testimonianza del Sacco di Mantova”? Occhiello: Sulla strada presso Corte Antonia. Sommario articolato: L’iscrizione parla di più di duecento morti al passaggio del Germanus exercitur. La 1630 la discesa dei Lanzichenecchi. Le recendi ricerche (1980 ndr) degli studiosi mantovani Vincensi e Sassi. L’invito del sindaco alla salvaguardia. Quarant’anni dopo l’amico Davide Mattellini mi dice che il prof. Rodolfo Signorini mi cerca per un bisogno di confronto. Ci sentiamo al telefono e scopro che l’oggetto del contendere è proprio un passaggio di quel testo latino, iscrizione ormai dilavata su tavoletta marmorea ad altezza d’uomo in cui si legge(va): “Siste, viator, lege, commiserare. / Ducenti et amplius ex utroque sexu hic jace / mus cum multis aliis olim huius et vicinarum / villarum colonis. (d)um Germanus exercitus, qui / jussu Ferdinandi II Imperatoris Matuam commu (ecc.) Già allora ci consigliarono di mettere tra parentesi lettere e sillabe che erano riportare nei documenti dell’archivio credo comunale ma che non apparivano o non si vedevano nella tavola originale. Quindi si può pensare ad un intervento integrativo nella documentazione. Ho ricordi da cronista. Nel giorno dell’Epifania, piena pandemia inizio 2021, chiamo al telefono Rodolfo Signorini che, da studioso scrupoloso e preciso, mi voleva chiedere alcuni particolari su un mio servizio giornalistico relativo alla Colonna di Canicossa che ricorda la peste a Mantova del 1630, che avevo pubblicato sul giornale nel settembre del 1980. Argomento centrale della discussione e del confronto il testo dell’iscrizione latina, abbondantemente degradata, nella quale una parola veniva tradotta in due forme diverse. La chiamata, veicolata dal comune amico Davide Mattellini, mi ha fatto molto piacere, mi ha lusingato e mi ha riportato indietro di 40 anni, mica pochi!, a quel periodo d’oro e di grande intensità in cui facevo di tutto mentre ancora studiavo. Era libera la corrispondenza da Marcaria e per due anni mi sono cimentato in cronache e resoconti da Campitello e Casatico, da Canicossa a San Michele in Bosco dal municipio di Marcaria, sindaco Vittoriano Zanotti, sino alla periferica ma importantissima Cesole e la vicina Canicossa. Che epoca, che storia! Tra quei pezzi ci fu quello dedicato alla Colonna delle Peste che ebbe il titolo a una pagina con tanto di fotografia del capitello fatta ovviamente da me. Per la sua ricostruzione nell’ultimo libro edito da Sometti, Peste e Lanzi a Mantova”, il prof. Signorini mi ha chiesto uno sforzo di memoria per risalire alla traduzione, che avevo trascritto e riportato nel 1980 che non collimava con la sua del 1973. Abbiamo parlato al telefono quasi due ore e ci siamo divertiti anche a ricordare le ricerche in canonica, in archivio e la decodificazione dei documenti conservati nelle biblioteche e nelle parrocchie. Che miniera!!! Il tempo è passato e il libro di Signorini è stato pubblicato. Il tempo è passato e nel frattempo è stato pubblicato anche il mio libro sui luoghi comuni. Passa il tempo e il professor Signorini mi chiama e mi dice: guarda che ti devo mandare il libro in cui sei citato nelle note. Arriva Rodolfo Signorini puntualissimo e dalla sua borsina della spesa estrae il suo prezioso libro “Peste e Lanzi a Mantova 1629 – 1630” e io scambio con il mio “Luoghi comuni”sui tic del linguaggio giornalistico italiano. Guarda la copertina e mette in borsa. Il professor Signorini mi ha messo un bigliettino giallo per segnarmi la pagina esatta della citazione nelle note. Per la cronaca la nota che ci ha collegato nella vicenda del Capitello di Canicossa riguarda la frase “Dum germanus exercitus qui et Ferd° II° IMP (eran). “Quando il germanico esercito e imperando/per ordine di Ferdinando II…”. Nota* “Così secondo la nostra lettura del 1973. Il citato Binacchi invece scrisse: “jussu Ferdinandi II Imperatoris” cfr Amadei F. op cit III, p447 e sgg. Peste e luoghi comuni, Lanzi e storie di Mantova e della parola. Il caso di capitare a Marcaria, la storia di un capitello, incontri quasi cinquant’anni dopo.