Nella giornata del 27 agosto i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Mantova, con la collaborazione del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Mantova ed il supporto delle Compagnie Carabinieri di Mantova, Viadana, Castiglione delle Stiviere e Gonzaga, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della custodia cautelare agli arresti domiciliari – emessa dal GIP presso il Tribunale di Mantova – nei confronti di tre persone della provincia di Mantova (un 64enne, titolare di una azienda agricola; un 51enne, consulente del lavoro ed un 43enne di nazionalità indiana, mediatore linguistico e culturale) ritenute responsabili, in concorso con altri due indagati (un altro consulente del lavoro 82nne di San Giorgio Bigarello ed un altro intermediario indiano 38nne residente a Mantova), dei reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, a fine di lucro, pluriaggravato.
Il provvedimento scaturisce da una complessa attività d’indagine condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Mantova mediante acquisizione ed analisi di una corposa mole di documentazione, accertamenti informatici, analisi di flussi finanziari, tabulati telefonici ed escussioni testimoniali.
Le indagini hanno consentito di documentare come, fra il marzo del 2023 e il febbraio del 2025, nell’ambito del cd. “decreto flussi 2023”1, il sodalizio abbia favorito, dietro pagamento di cospicue somme di denaro, l’ingresso illegale nel territorio dello Stato di complessivi 81 lavoratori extracomunitari (prevalentemente provenienti dal Marocco, Pakistan, India e Bangladesh) presentando, presso gli sportelli unici di diverse Prefetture del territorio nazionale, fittizie istanze di nulla osta all’assunzione dei lavoratori stagionali extracomunitari (mai effettivamente impiegati), documentando falsamente l’effettiva capacità economica dell’impresa, l’idoneità alloggiativa e l’esistenza di fondi agricoli, ove avrebbero dovuto essere impiegati.
Come noto, il “decreto flussi” è lo strumento con cui il Governo stabilisce ogni anno il numero massimo di lavoratori stranieri non comunitari che possono entrare in Italia per motivi di lavoro subordinato (stagionale e non) e autonomo. La domanda è presentata on line in giorni stabiliti (c.d. “click day”) e il datore di lavoro deve dimostrare, fra gli altri, il possesso di requisiti economici minimi e un alloggio idoneo. All’esito dei controlli può essere rilasciato il nulla osta; a questo punto il lavoratore può richiedere il visto di ingresso e, una volta giunto in Italia, firmare il contratto di soggiorno e richiedere il permesso di soggiorno.
Di contro, dalle indagini sarebbe emerso:
– il ricorso, da parte del mediatore linguistico, ad una massiccia e sistematica campagna pubblicitaria di reclutamento nei Paesi di origine dei migranti, disposti a corrispondere ingenti somme di denaro (dai 5.000 ai 15.000 euro per ciascuna pratica) nella speranza di ottenere un visto d’ingresso ed un lavoro in Italia;
– l’inoltro telematico a diverse Prefetture (Mantova, Trento, Bari e Cosenza), da parte del datore di lavoro, di complessive 84 istanze di “nulla osta” (mai effettivamente rilasciate, o revocate per insufficienza della documentazione) all’assunzione di lavoratori extracomunitari per lavoro stagionale, presentate dal titolare di un’impresa agricola mantovana (costituita appena due mesi prima del “click day”) risultata priva di qualsiasi operatività o capacità economica, corredate da:
· false asseverazioni, a firma di professionisti abilitati, al fine di attestarne falsamente l’effettiva capacità economica (necessaria a comprovarne l’assunzione e a sostenere i conseguenti oneri previdenziali e assicurativi);
· utilizzo sistematico di connessioni internet e postazioni informatiche riconducibili all’imprenditore, che fungeva da intermediario, ed al consulente del lavoro, per l’invio materiale delle domande ai S.U.I. (Sportelli Unici per Immigrazione) delle Prefetture;
· false attestazioni sull’idonea alloggiativa dei lavoratori migranti, indicando anche strutture alberghiere del territorio dove, di fatto, non ne veniva riscontrata l’effettiva presenza;
· false documentazioni di inesistenti fondi agricoli, ove avrebbero dovuto essere impiegati;
· false attestazioni sull’effettivo impiego lavorativo dei migranti che, pur avendo ottenuto il visto d’ingresso, giunti sul territorio italiano, non venivano poi effettivamente assunti, venendo di fatto abbandonati in una condizione di clandestinità.
Infine, nel vano tentativo di eludere o sviare i controlli, il datore di lavoro aveva più volte cambiato, sul territorio nazionale, la sede operativa della propria azienda agricola (da Trento a Mantova, Bari e Cosenza).
Il meccanismo fraudolento ricostruito minuziosamente dai Carabinieri, noto come la “truffa del click day”, si fonda sullo sviamento della procedura prevista dal Decreto Flussi (provvedimento con cui il Governo italiano stabilisce periodicamente il numero massimo di cittadini extracomunitari che possono entrare regolarmente in Italia per motivi di lavoro). I beneficiari, spesso soggetti vulnerabili, spinti dal bisogno o dal desiderio di emigrare dai paesi d’origine, e disposti a pagare considerevoli somme di denaro per entrare in Europa, vengono individuati all’estero dai procacciatori, coadiuvati da referenti presenti nei paesi di origine, i quali raccolgono le adesioni e le somme richieste per l’ottenimento del visto. In Italia vengono quindi reperiti i datori di lavoro, fittizi o compiacenti, privi di una reale intenzione o capacità di assumere, per conto dei quali sono presentate domande di nulla osta sorrette da contratti, attestazioni non veritiere e dichiarazioni reddituali. L’apparente regolarità delle pratiche è assicurata dall’intervento di professionisti asseveratori compiacenti, che certificano falsamente la sussistenza dei requisiti economici, organizzativi e contrattuali richiesti. Una volta ottenuto il nulla osta, lo straniero consegue il visto e fa formalmente ingresso nel territorio nazionale, senza
che si instauri un rapporto lavorativo e rendendosi il datore di lavoro irreperibile o comunque indisponibile alla stipula del contratto di soggiorno.
Nella giornata odierna sono state contestualmente eseguite delle perquisizioni a carico dei tre soggetti arrestati e nei confronti di altri due soggetti indagati, in stato di libertà, dalla Procura della Repubblica di Mantova che ha coordinato l’intera complessa operazione. Numeroso materiale informatico e documentale è stato sequestrato e verrà analizzato dagli inquirenti.
Quanto emerso nell’indagine, grazie anche alla fattiva e precisa collaborazione ottenuta dalla Prefettura di Mantova, ha permesso anche di effettuare numerosi controlli nel settore dell’agricoltura negli anni 2024, 2025 e 2026, controlli eseguiti dai Carabinieri del Comando Provinciale di Mantova unitamente ai colleghi del locale Nucleo Ispettorato del Lavoro, fortemente voluti dal Prefetto della provincia di Mantova dott. Roberto Bolognesi.
I gravi indizi di colpevolezza emersi dalle indagini degli investigatori dell’Arma, ed ampiamenti condivisi dalla Procura della Repubblica di Mantova, hanno permesso al G.I.P. del Tribunale mantovano l’emissione delle odierne ordinanze di custodia cautelare. Gli arrestati sono stati tradotti presso le rispettive residenze in regime di arresti domiciliari.
Il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e l’eventuale colpevolezza dei soggetti dovrà essere accertata in sede processuale, nel contraddittorio tra le parti.




























