MANTOVA – Tra il 2016 e il 2025 le imprese artigiane attive sono diminuite del 5,9% a livello nazionale. Il calo più consistente nel periodo preso in esame, dopo quello della provincia di Oristano (-24,7%), è stato registrato a Mantova (-19,9%). La nostra provincia è infatti al secondo posto nazionale di questa poco invidiabile graduatoria, il cui podio viene completato dalla provincia di Fermo (-19%), mentre Rovigo e Pesaro Urbino (-18,9% entrambe) chiudono la Top 5. Le cose per Mantova non vanno bene neanche sul fronte degli iscritti alla gestione speciale artigiani: nello stesso periodo la nostra provincia ha registrato un calo del 28,6% che vale un settimo posto a livello nazionale, dove gli iscritti alla gestione speciale artigiani sono passati da 1,59 milioni a 1,26 milioni, con una perdita di circa 330mila lavoratori, pari al 20,7%. Ulteriore segnale, questo, di una difficoltà che va oltre il semplice ricambio generazionale e che coinvolge uno dei comparti storicamente più importanti del sistema produttivo italiano. L’analisi evidenzia inoltre come il fenomeno non sia distribuito in modo uniforme sul territorio nazionale. Le perdite più consistenti si registrano soprattutto nelle province del Nord-Est e del Centro Italia, dove in alcune aree il calo degli artigiani supera il 24%. Tra le regioni che mostrano le maggiori difficoltà figurano le Marche, che concentrano quattro province nella top ten nazionale per diminuzione delle imprese artigiane attive. In dettaglio, dal 2016 al 2025 le province dove si son persi più artigiani sono Ascoli Piceno (-66,2%), Cagliari (-51,8%), Milano (-40,6%) e Bari (-39%). “L’artigianato rappresenta un patrimonio economico, sociale e culturale fondamentale per il Paese”, sottolinea Maria Vittoria Tonelli, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili. “Il progressivo calo degli iscritti e delle imprese attive è un segnale che impone una riflessione seria sulle difficoltà che stanno vivendo le piccole attività produttive, strette tra aumento dei costi, difficoltà di accesso al credito, pressione fiscale e carenza di ricambio generazionale”. Secondo Tonelli il tema non riguarda soltanto la sopravvivenza delle imprese, ma anche la tutela delle competenze che caratterizzano il sistema produttivo italiano. “Occorre sostenere concretamente le imprese artigiane attraverso misure che favoriscano innovazione, digitalizzazione, formazione e semplificazione burocratica. Senza un intervento strutturale – aggiunge – il rischio è quello di impoverire interi territori e perdere un patrimonio di saperi che rappresenta una componente essenziale del Made in Italy”.





























