MANTOVA – Quella che ricordo come fosse ieri era, o meglio fu, è una assemblea della Società Sogefi con Carlo de Benedetti e Roberto Colaninno. Colaninno iniziò la carriera in Fiaam Filter, e nel 1981 fondò la Sogefi, componentistica meccanica con sede a Mantova, entrata nell’orbita della CIR di Carlo De Benedetti. Poi ancora incontri con leader nazionali e internazionali da Agnelli a Romiti. Erano notizie importanti per il giornale mantovano, erano momenti importanti per gli industriali. Nomi importanti, leader e vip, che si leggevano sui giornali economici e sulle copertine che arrivavano a Mantova. Erano gli anni Ottanta e s’andava in via Portazzolo, sede dell’Associazione Industriali, per riunioni, conferenze, corsi ed assemblee. Erano gli anni del presidente Aldo Belleli e di Carlalberto Corneliani, e del direttore Remo Alessi e del condirettore Giusepe Marchesi. C’è ancora da qualche parte una foto in bianco e nero, o meglio in bianco e grigi vari, in cui siamo in una conferenza stampa o riunione in una delle salette della sede. Era la nuova sede degli industriali mantovani, all’angolo con viale Pitentino, con panorama sulla ferrovia e laggiù il lago, dopo anni e anni di sede in centro davanti al Sociale, nel palazzo che sta di fronte, più o meno alla sede centrale dell’allora Banca Agricola Mantovana. Vecchia sede degli industriali e sede della banca vecchio marchio di fabbrica: praticamente si guardavano nel corso della città che porta da Pradella arriva al Sociale, due capisaldi del centro urbano mantovano. Qui è tutto un “fu” e un susseguirsi di “allora”, speriamo di cavarcela con qualche imperfetto e qualche presente storico. Nei miei anni di cronista economico andavo spesso in via Portazzolo per le conferenze e le riunioni nelle quali i vertici industriali esprimevano con documenti o pronunciamenti le loro riflessioni sui problemi e i temi del momento: tangenziale e viabilità, sviluppo e occupazione, rapporti esteri e situazioni interne, finanza e burocrazia. Se non ricordo male ho fatto in tempo a seguire due o tre presidenti ed avere rapporti professionali frequenti con il condirettore poi diventato direttore Giuseppe Marchesi, poi divenuto anche amico tanto da avere il coraggio e l’ardire di propormi come socio in un club cittadino, e poi farmi nominare segretario. Grazie Giuseppe, per la fiducia. Ecco voglio ricordare Giuseppe Marchesi come un grande testimone e protagonista da funzionario e dirigente del mondo imprenditoriale mantovano al servizio della struttura degli industriali associati e motore pensante e pulsante a fianco di presidenti, giunte e consigli direttivi. Alla presidenza mantovana si sono succeduti, per ricordare alcuni: Carlo Alberto Corneliani, Aldo Belleli, Giulio Freddi, Pierluigi Ceccardi, Carlo Zanetti, Alberto Marenghi ed Edgardo Bianchi, ed in questo mandato Fabio Viani. Lui, Giuseppe Marchesi, aveva avuto anche una esperienza giornalistica prima della chiamata alle armi e anche una storia militare che spesso ricordava come di grande impegno e di grande rischio e timore. Poi l’amore per l’organizzazione industriale fino a dirigere l’associazione e fino a scrivere un libro che racconta lo sviluppo industriale della nostra provincia di quegli anni. S’intitola “Industria mantovana tra memoria e storia”, edizioni Bottazzi del 1998. Duecento pagine di storie, persone, numeri e impianti, foto e documenti che disegnano più di un secolo di mondo e sviluppo agricolo e industriale della nostra provincia. Lui medesimo, in premessa, dice che è “soltanto un racconto, annotazioni, di momenti affiorati alla memoria, rapidi flash narrativi e fotografici”. In realtà è proprio un bel compendio, dalla terra ai trattori, dalle rotaie alle automobili, dai silos alle stoffe e alle calze, dalla metallurgia agli abiti, dalle industrie alla natura, quindi non solo una celebrazione di progresso ma analisi e narrazione di gesta e di persone. La cifra che più piaceva a Giuseppe Marchesi: raccontare le persone. Era nato a Quistello nel dicembre del 1920, conseguì il diploma di ragioneria e, come spiega nel profilo che accompagna il , a 19 anni venne chiamato al quotidiano “La Voce di Mantova ” ove svolse in crescente carenza di redattori chiamati alle armi, un intenso lavoro di cronista. Eravamo alla vigilia della guerra. Ed esattamente in piena guerra, nell’agosto del 1942, venne chiamato a vestire il grigio-verde. Dopo la scuola ufficiali di artiglieria a Nocera, prestò servizio a Trento e l’8 settembre 1943 venne catturato dai tedeschi e deportato nei lager nazisti di Polonia e Germania. Vi restò ininterrottamente per due lunghissimi anni e come scrisse in un libro, “due durissimi anni”. Proprio “Quei due anni” è il libro in cui racconta le sofferenze, le ansie, le delusioni di quel periodo. Rientrato dopo la fine della guerra e dopo un periodo in Camera di Commercio entrò nell’Associazione Industriali dove rimase per quarant’anni fino al ruolo di direttore. Si può tranquillamente dire dunque un vip dietro le quinte, uno scrupoloso protagonista della storia industriale mantovana. Giulio Freddi, presidente dell’Associazione Industriali di Mantova proprio nel periodo dell’uscita del libro, ben argomenta contenuti e obiettivi del lavoro di Marchesi e della sintesi del volume, anche graficamente di una certa importanza. Un volume con tutti i crismi del volume che contiene storia e personaggi di un secolo di economia mantovana. “I suoi quattro decenni di servizio alla nostra associazione –ricorda Giulio Freddi- sono stati contestuali all’affermazione del modello industriale locale incardinato sulla piccola e media impresa quale struttura di base dell’economia e paradigma di riferimento. Numerose ricerche hanno fatto emergere la rilevanza e la crucialità strategica dello sviluppo di tali imprese fino a proporlo come una diversa strada, in parte alternativa, al main stream dell’industrializzazione tayloristica basata sulla divisione parcellizzata del lavoro e della produzione di massa”. Insomma un modello mantovano, nel suo piccolo-grande mondo. Condivisione sociale, flessibilità, personalizzazione, mobilità in un quadro di partecipazione: mica poco. Immagino Giuseppe Marchesi chino sui tavoloni della tipografia di Nardino Bottazzi a Suzzara a controllare foto e titoli, schede e tabelle per dare alla luce un libro che era bello e utile alla nascita, ma che trent’anni dopo diventa necessario per capire e carpire le coordinate di un’epoca. Ecco perché ricordando che s’andava a via Portazzolo si ricordano anche iniziative e studi, testimonianze e valori di una vita che per fortuna ci rimangono in molte pagine e in tanti meandri dei nostri ricordi più belli.





























